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cover Red Cliff

Non dimentichiamoci di Red Cliff

Red Cliff è un film cinese del 2008 diretto da John Woo. Originariamente diviso in due parti, è stato portato nelle nostra sale come film unico – La Battaglia dei Tre Regni – orribilmente tagliuzzato e uscito poi in home video in una versione integrale di 288 minuti.
Di questa pellicola, oggi, se ne parla davvero poco o niente. Ed è veramente un peccato.
Red Cliff narra le vicende della Battaglia delle Scogliere Rosse (208 D.C.), mischiando sapientemente la realtà storica e la visione che la vicenda ha nel racconto epico cinese Il Romanzo dei Tre Regni di Luo Guanzhong (XIV secolo); in pratica, l’equivalente di un film sulla battaglia di Troia.
Il tiranno Cao Cao, Primo Ministro della Cina, che manovra l’imperatore a suo piacimento, decide di invadere i regni dell’ovest (Shu Han), governati da Liu Bei, con l’intento è unificare il paese sotto il suo dominio. Poiché l’esercito di Cao Cao è troppo potente per i soldati di Liu Bei, lo stratega Kongming viene mandato a creare una insperata alleanza con i regni del sud (Wu), dove regna Sun Quan. Cao Cao si ritrova quindi a fronteggiare sia le truppe di Liu Bei che quelle di Sun Quan. Una vera e propria battaglia dei tre regni.
Il capitano Lu Su e l’esercito dei Regni del Sud

Utilizzando questo sfondo, la pellicola narra principalmente di personaggi epici, nel senso classico del termine, che costellano le fila dei due sovrani che si oppongono al malvagio Cao Cao. In particolare lo stratega Kongming e il capitano Lu Su sono i due protagonisti principali, insieme proprio all’antagonista, ma in generale ogni personaggio che compare riesce a trovare il suo spazio per essere memorabile.

Cao Cao, spietato ed astuto Primo Ministro

La sceneggiatura, infatti, è incentrata proprio sulle figure umane, regalandoci momenti epici senza bisogno di sfoderare spade. Come gli stupendi dialoghi che impreziosiscono tutta la visione, sequenze che scorrono lisce durante la trama e che rendono i personaggi veri. Ma non solo. Gran parte della pellicola infatti si incentra sulle macchinazioni e le astuzie – alcune onorevoli, altre ripugnanti – che i contendenti si sferrano l’un l’altro, per erodere morale e rifornimenti. Dopotutto La guerra si fonda sull’inganno dice Sun Tzu ne l’Arte della Guerra.
E poi, ovviamente, le gigantesche scene di battaglia. Anche qui la strategia la fa da padrone, poiché
ogni combattimento si basa sempre su un piano ben studiato, ma anche l’ardore di coloro che vi partecipano non è da sottovalutare. Nei momenti di azione più frenetica, i generali sfoggiano coreografie tipiche del wuxia, mostrando il loro lato di eroi invincibili. Personaggi che combattono senza paura, perché non sottomessi, al contrario dei generali di Cao Cao. Da non sottovalutare anche le figure femminili presenti, importanti pilastri della narrazione e raffigurate in maniera tutt’altro che politically correct, seppur rimanendo abbastanza fedele al periodo storico; tutto questo si mescola in un continuo scorrere di momenti intensi, con un ritmo incessante, ma equilibrato.

Xiao Qiao, una delle figure femminili più rilevanti del film

La narrazione incalzante che John Woo sceglie di adottare, infatti, è vincente in ogni sequenza. Mai frettoloso né eccessivamente lento, il film si muove costantemente tra momenti di discussione, pianificazione e ragionamento, dove primi piani strettissimi sui personaggi e movimenti di macchina calibrati, ci accompagnano nelle filosofiche elucubrazioni dei generali e strateghi, e momenti di tensione, battaglia e conflitto – anche verbale – dove velocizzazioni, zoom e movimenti rapidi, proiettano lo spettatore all’interno dell’azione, anche in scene puramente discorsive. Ad esempio, è monumentale la sequenza della “sfida” di musica tra Kongming e Lu Su, una momento di comprensione reciproca che non ha bisogno di parole. Mentre la musica dei Guqin corre, inquadrature bellissime si susseguono, per poi bloccarsi all’improvviso sui volti dei presenti. Una fotografia eccelsa rende il momento quasi mistico. Una scena, per non descriverle tutte. John Woo non ha lesinato nell’utilizzo di un sua cifra stilistica autoriale, che rende il film ancora più intrigante.

Kongming suona il Guqin in una scena memorabile
Il film è realizzato come uno di quei colossal d’altri tempi. Sotto quest’aspetto lo si potrebbe paragonare alla trilogia de Il Signore degli Anelli di Peter Jackson. Vagonate di comparse, pochissima CGI, attori perfettamente in ruolo. Ambientazione, costumi e scenografie ricreate fin nei minimi particolari, rendono la visione uno spettacolo per gli occhi. Inoltre l’atmosfera è trascinante, come nella scena della villa sotto la pioggia, dove sembra proprio di essere all’interno di quella antica abitazione di legno. Una colonna sonora veramente azzeccata accompagna benissimo il tutto.
Cos’altro dire ancora di un film così ben realizzato, così tecnicamente superbo e così ricco di spunti? Ben poco, poichè questo è un opera che va vista, goduta ed apprezzata in prima persona. E’ un racconto epico che meritava una trasposizione di alto livello, come questa, e che merita di essere ricordato. Non dimentichiamoci di Red Cliff, una storia di onore, filosofia, guerra, pace, bene, male, ma soprattutto di libertà e di lotta contro l’oppressione. Un film che probabilmente serve proprio alla Cina di oggi, più che a chiunque altro.

GT