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Critica letteraria tridimensionale: illusioni perdute 

L’ultimo lavoro di Xavier Giannoli, Illusioni perdute, uscito nelle sale il 30 dicembre 2021, riporta su pellicola l’opera omonima dello scrittore francese Honorè de Balzàc, con sconcertanti aspetti dal sapore contemporaneo.

Il “battesimo” di Lucien

Il film è stato presentato in concorso alla 78esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Ha poi vantato il riconoscimento di alcuni premi francesi.

Storia di un ragazzo di Provincia 

La trasposizione narra le vicende di un giovane poeta di provincia, Lucien. Inseguendo il suo sogno (e un bel paio di gonne nobili) approda a Parigi, che accoglie i suoi figli senza infamia e senza lode. È una Parigi post rivoluzione, nelle cui vie chiassose si affrontano a colpi di piuma due schieramenti: i monarchici e i liberali.

La valigia dei sogni di Lucien

Ben presto, il ragazzo entra a far parte di quella commedia umana nella quale la parola scritta è verità, seppur non contenga vere informazioni. La Parigi della Restaurazione è, infatti, terra gravida di giornali e giornaletti, i quali hanno capacità decisionale di vita e di morte su teatri, opere letterarie e quant’altro. Le informazioni vengono prostituite in onore e gloria al nuovo dio pagano del denaro.

Seppur con intenzioni ingenue, Lucien affila la sua penna e comincia a scrivere recensioni per un giornale di stampo liberale. Gli viene intimato subito lo scopo del suo lavoro: incrementare le vendite, abbattere i giornali avversari.

Ma, soprattutto, incrementare le vendite.

Verba volant, scripta manent: l’origine dei mass media

Quei bordelli di pensiero che si chiamano giornali

Illusioni Perdute

Di fatto, con Illusioni Perdute, Giannoli racconta l’inizio dell’era dei mass media. Attraverso la storia di Lucien, il quale capirà troppo tardi che il dio denaro dona e il dio denaro toglie, offre una visione molto dettagliata degli ingranaggi di informazione di quell’epoca.

L’eroismo di Marat, la lotta per la libertà di stampa e di parola sono solo ricordi sbiaditi. L’unico obiettivo dei giornalisti è quello di fare la volontà degli azionisti e di aumentare le entrate della propria testata. Ma dietro a questo, ovviamente, non possono che esserci meri scopi personali, perciò bisogna valutare il miglior offerente.

Una scena del film.

La parola scritta può demolire quanto lodare, avere amici è altrettanto importante quanto avere nemici. Una pessima recensione scritta da un giornale rivale può salvare le vendite di un’opera, come può decretarne il fallimento. Sembra l’espressione più schietta della libertà.

Sfortunatamente è tutta una commedia.

Film e libro: inchiostro tridimensionale

Uno dei problemi più significativi, quando si parla di adattare “mattoni” letterari dalla lunghezza ragguardevole in opere cinematografiche, è sicuramente la riduzione: operare un taglio dove si può è necessario per ovvie ragioni di tempo.  

Se poi si parla di dei libri di Balzac, noto certamente per il suo stile per nulla descrittivo (leggi: il padre del naturalismo francese) l’impresa diviene ancora più ardua. Come concentrare in una sceneggiatura persone, fatti e cose senza perdere il filo del discorso, o peggio, dimenticarsi dei pezzi per strada?   

Xilografia del libro.

In questo Giannoli dimostra brillante maestria: il film, infatti, viene sviluppato in modo tale da essere godibile al pubblico. Riesce a non svalutare tematiche o personaggi e lo fa utilizzando l’espediente della voce narrante, riadattando una figura presente nell’opera e rendendola narratore e insieme personaggio.

I suoi occhi registrano gli eventi e li ripropongono allo spettatore in duplice veste: il racconto visivo e il racconto scritto. Difatti, egli sceglie di scrivere la triste quanto romantica avvincente parabola artistica di Lucien dal suo punto di vista. Allo stesso modo, osservando i fatti avvenuti, agisce come un regista.  

L’impressione che da Giannoli è quella di un libro pop up. Esso ha in sé, sia la parola scritta. sia la scena: l’inchiostro si muove e diviene tridimensionale. 

Chi si nasconde dietro la cinepresa?

[DISCLAIMER: il seguente paragrafo contiene spoiler su Illusioni Perdute]
Nathan (Xavier Dolan)

Ma chi sarà mai questo personaggio misterioso del quale si avvale il regista? Altro non è che “l’avversario” naturale di Lucien e dei suoi colleghi giornalisti: lo scrittore emergente Raoul Nathan, protetto della fazione dei monarchici.

Lui come Lucien nutre ancora l’illusione di una vita per la letteratura: per questo motivo decide di affidare alla carta e alla penna la storia del suo amico. L’illusione di costruire qualcosa di puro e incontaminato, forse, potrebbe far calare il sipario su questa opulenta commedia grottesca. Ancor più della bruttura della realtà descritta, Nathan vuole infondere la speranza di esercitare la professione di scrittore in nome della sola letteratura.

Rimane da chiedersi: chissà se le recensioni saranno state positive?

Illusioni perdute: critica letteraria su pellicola 

Lucien

Giannoli fa suo il significato dell’opera e lo rimaneggia con lo scopo di donarlo al grande schermo. In tal senso, ha operato come un critico letterario utilizzando, però, il mezzo del Cinema. Tra romanzo e film non c’è una dipendenza diretta. La sceneggiatura non è tratta per filo e per segno dal romanzo; esso è più che altro un’interpretazione (studiata, di certo) del messaggio che Balzac ha voluto esprimere con Illusioni perdute.

 Il paragone con il contemporaneo è sconcertante: segno che la storia si ripete. Un occhio attento potrebbe cogliere una critica alla modalità di informazione dei nostri giorni: l’utente medio viene letteralmente bombardato di notizie, pubblicità anch’esse costruite sul modello domanda/offerta.

Ma non necessariamente sono vere: il fardello delle fake news affligge la società dell’informazione da secoli. Il motivo è semplice: il destinatario non si informa ma si lascia informare. E non sempre le informazioni che riceve si fondano su basi veritiere.

Specificazione della specificazione

Per essere ancora più specifici, l’utilizzo del mezzo cinematografico, in questo caso, casca a pennello: uno dei messaggi del romanzo è mostrare senza riserve la commedia dell’umano, tema tanto caro quanto fondamentale allo scrittore francese. Non a caso il libro fa parte del ciclo Comoedie de l’humaine (commedia dell’umano). E il cinema non è altro che un teatro con altra sede.

Sia la penna di Balzac che la cinepresa di Giannoli non fanno sconti a nessuno: la goliardica commedia viene ben imbastita e, altrettanto facilmente, smascherata.

Che dire? Film (e libro) consigliatissimi.

AS

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