Scrivere la realtà: il ruolo dell’Autore nell’universo narrativo di Sam Lake
Il Remedy Connected Universe (d’ora in avanti RCU) è, per chi non lo sapesse, un universo narrativo condiviso che comprende diversi giochi sviluppati da Remedy Entertainment e scritti da Sam Lake.
Le prime teorie riguardo l’esistenza del RCU risalgono addirittura al 2010, l’anno di pubblicazione di Alan Wake. Infatti, fin da subito molti fan ipotizzarono che Alex Casey, il poliziotto protagonista dei romanzi scritti da Wake, fosse una sorta di re-immaginazione di Max Payne.
Un genere morto. Per un approccio tanatologico al walking simulator
In questo articolo, si prende in considerazione il rapporto tra il genere walking simulator e la rappresentazione della morte. A differenza di altri, i videogiochi ascrivibili al walking simulator sembrano non soltanto particolarmente propensi a raccontare la morte, ma anche insolitamente efficaci come strumenti filosofici per renderla oggetto di riflessione, riaffermandone e rinegoziandone il senso. Prima, si evidenzia lo stretto legame tra morte e walking simulator. Poi, si analizzano i principali aspetti di game design “tanatologici” riscontrati nel genere.
Il suono dei giorni perfetti a memoria
Sin dalle origini, l’essere umano si interroga sull’esistenza. Di epoca in epoca nascono nuovi “perché” e le risposte di volta in volta cambiano, come cambiano le società. E più ci facciamo domande, meno ci avviciniamo a delle risposte. E allora, l’unica consolazione, mezzo di ricerca ed espressione insieme, diventa l’arte. Creiamo e usufruiamo dell’arte per tentare di rompere la barriera del materialismo e vedere oltre, per dare significato alle cose e toccare con mano quel “perché”. Oggi parleremo di due opere in cui esistenza è una parola chiave e di cui la ricerca – o la scoperta – di un significato è l’anima.
Il paradiso sbagliato: Return to Grace e la desolazione di un mondo senza problemi
L’Intelligenza artificiale genera tante paure, ma una delle più inquietanti è qualcosa che forse auspichiamo
L’Intelligenza artificiale è uno dei temi più rilevanti nel dibattito pubblico contemporaneo. È impossibile non imbattersi, quasi quotidianamente, in news che ci costringono a riflettere sulle conseguenze dello sviluppo dell’IA nelle nostre vite presenti e future, siano esse positive o negative.
Se si sente, esiste
Dell’importanza del sonoro nei videogiochi e dei suoi limiti da sconfiggere con l’ingegno, raccontati da un sound designer.
Quando pensiamo al progresso tecnologico coinvolto sia nello sviluppo che nella fruizione dei videogiochi, qual è la prima cosa che ci viene in mente? Non mentite sapendo di mentire: avete pensato tutti alla grafica. Più potenza di calcolo e mezzi più sofisticati hanno permesso infatti di sfoggiare più colori e in seguito più poligoni, una maggiore definizione, più libertà nella gestione delle luci e via discorrendo.
Eccesso di libero arbitrio
Per secoli teologi e filosofi di svariate provenienze si sono interrogati sulla volontà umana, sulle sue possibilità di agire senza una predeterminazione e di conseguenza di influenzare il corso degli eventi e la propria vita. In particolare, lo hanno fatto in relazione a una ipotetica entità superiore e al suo eventuale potere, riflettendo anche su quanto di questo potere abbia esso effettivamente lasciato alle creature senzienti e per quali ragioni.
TUNIC è una sfida all’ABISSO della contemporaneità digitale
Tunic è un “piccolo” gioco indie sviluppato nel corso di sette anni e poi pubblicato nel 2022 da Isometricorp Games, una minuscola Software House guidata da Andrew Shouldice. Si tratta di un action adventure radicato nella nostalgia, zeppo di recuperi da Zelda, Metroid e anche FromSoftware. La nostalgia di Tunic non è però la classica nostalgia affabulatoria, quella cosetta che assembla pixel su pixel per svendere una idea di giovinezza un po’ patetica a un pubblico bulimico e immaturo, ma un dispositivo con lo scopo specifico di rimettere al centro la comunità, la realtà fisica, seppur paradossalmente all’interno di un videogioco.
FOGNA 24. La straordinaria ULTIMA PUNTATA di FOGNA
Edoardo, Vito, Farina, Luca e Stefano, con la straordinaria partecipazione di due ascoltatori del podcast, vengono gabbati da Alfredo: una puntata farsa e pecoreccia si trasforma in una riflessione sulla prima stagione di FOGNA. E sulla necessità di una seconda.
Quale risposta sarà stata formulata da cotanto pool di menti? Tocca ascoltare l’episodio per conoscere se questa sarà l’ultima puntata di FOGNA.








