Cinema

Medea: biografia di una donna del XXI secolo

Parlare del personaggio di Medea e parlare della persona di Pierpaolo Pasolini è come avere due sassolini abbastanza fastidiosi nella scarpa, di quelli microscopici che non sempre vanno via quando scuoti. Ecco, si potrebbe definire la loro associazione come una scossa elettrica che attraversa gli anni e i tempi, fino ad arrivare ai giorni nostri. Entrambi sono stati ostici, traditi e amati, entrambi sono la rappresentazione di una diversità che spaventa e fa riflettere. Pasolini scrive Medea all’apice della sua carriera e del suo pensiero, quando è ormai deciso a portare avanti la lotta antiborghese, cocciuto e fedele ai suoi ideali.

Medea (Maria Callas)

Le sue origini artistiche hanno radici nel Neorealismo, da cui ha ripreso l’attenzione verso le classi popolari, ma dal quale ha saputo staccarsi. Decise di non cercare negli ultimi la rappresentazione dei valori positivi, ma li dipinse in tutte le loro contraddizioni, vivendo nelle periferie ed entrando in simbiosi con quel mondo così lontano dalla classe borghese. E la figura di Medea è un’ultima, eppure si distacca dal marasma popolare, emergendone forte e fiera.

Maria Callas e Pierpaolo Pasolini, 1968.

Il risultato è il film omonimo, apparso nelle sale nel 1969 e, ormai, diventato uno dei grandi classici del cinema italiano. Concentrandosi sulle vicende della Medea della tragedia di Euripide, Pasolini torna nuovamente al mondo del teatro greco, dopo il film Edipo Re del 1967; lo fa tenendo presente tutta la tradizione che ruota attorno a questa donna ma con la differenza sostanziale di ambientare la sceneggiatura in un contesto a-temporale e a-spaziale, in un punto dove visione e realtà si mescolano: la pellicola della Medea è elaborata sul flusso mentale della protagonista, dalle immagini della sua terra natia all’innamoramento folgorante per Giasone, fino al suo tragico epilogo.

Una storia rinomata, sviscerata e rappresentata in diversi modi, in tutte le declinazioni. Viene quasi da chiedersi quale sia il confine definito tra leggenda e realtà: nel momento in cui si fa la conoscenza con questo personaggio non si può non pensare all’attualità, osservandone l’atteggiamento e i princìpi che la definiscono.

Nessuno crede che io sia vile, o debole,

o remissiva: la mia natura, invece, è del tutto diversa!

Sono dolce con gli amici

ma terribile con i nemici.

Medea potrebbe tranquillamente rappresentare una donna del XXI secolo: lotta per i suoi valori, vive, ama, accetta di seguire l’uomo che desidera in una terra lontana pur rimanendo fedele alla sua cultura d’origine. Sa dire di no: Medea si oppone e medita vendetta, anche a costo di perdere le uniche persone per le quali valga la pena di lottare. In uno sguardo abbacinato, si assiste alla parabola della nipote di Circe che prende decisioni e si tormenta, dotata di una volontà così forte da vincere contro i suoi sentimenti. Medea è una donna orgogliosa e superba, ma allo stesso tempo fragile e disperata: lo dimostra il momento in cui comprende le intenzioni di Giasone, rialzandosi e ricomincando a camminare sulle sue gambe dopo un attimo di disperazione.
E con un solo obiettivo finale: fargliela pagare.

Il film è ambientato tra l’Italia (Pisa), la Francia, la Cappadocia (Turchia) e la Siria (Aleppo): i paesaggi contribuiscono a creare quel clima ancestrale e sospeso, il quale, tuttavia, non rimane un mero sfondo. Infatti, quei luoghi sono parte integrante della sceneggiatura e contribuiscono a caricare di significato la storia, fungendo da rappresentazione visibile del contrasto tra i mondi dei due protagonisti, Medea e Giasone.

La trama.

La trama è quella classica, rielaborata da Pasolini: Medea (Maria Callas) è la nipote della maga Circe e figlia del re della Colchide, sovrana di un popolo dedito ad usanze brutali e retrograde; Giasone (Giuseppe Gentile), figlio del re della polis greca di Iolco, è il mitico capo della spedizione degli Argonauti, determinato a riportare in Grecia una reliquia potente, il vello d’oro, custodita proprio nella regione di Colchide. È questo l’antefatto che permette ai due di incrociarsi. Ancor prima di giungere a destinazione, Medea è già infatuata di Giasone: sa che sta arrivando, lo vede in una visione mentre è nel tempio. Diventerà la sua alleata principale e lo aiuterà ad impossessarsi del vello a qualsiasi costo, arrivando sacrificare orrendamente il fratello.

Giasone (Giuseppe Gentile)

Medea non si lascia travolgere dagli eventi; anzi, partecipa attivamente alla direzione del proprio destino, guidata dai suoi sentimenti. Si fa in quattro per quello straniero perché è lei a deciderlo, non perché le è stato detto di comportarsi in quel modo. Sono sempre le emozioni e l’amore che la spingono a partire con lui e, per un istante, ad illudersi di un epilogo felice, come tutte le storie d’amore che si rispettino.

Medea accoglie Giasone a Colchide

Il ritorno in città, tuttavia, si rileva vano: l’eroe si vede rifiutare il trono della nativa Iolco ed emigra con la sposa a Corinto, in cui regna Creonte (Massimo Girotti).

Se da un lato Giasone viene messo in guardia dal centauro Chirone (Laurent Terzieff), ritrovato a Corinto, dall’altro la promessa sposa si è già resa conto della realtà dei fatti: prende coscienza, amaramente, che il suo mondo e quello dell’amato sono distanti e inconciliabili, dando inizio ad una spietata lotta all’ultimo sangue tra mente e cuore. Nel frattempo, Giasone sveste velocemente i panni dell’innamorato riconoscente, per dirigere i suoi interessi su reali fini, più opportunistici, e cioè sposare la figlia del monarca, Glauce. Le conseguenze saranno terribili e, con quest’atto, firmerà la sua condanna a morte. Medea, presa da uno spirito di vendetta furioso e incontrollabile, priva il consorte di ogni singola persona a lui cara, uccidendo i figli e spingendo Glauce a gettarsi dalle mura di Corinto, seguita dal padre, per poi dare alle fiamme l’intera città. Una vendetta di tutto rispetto, insomma.

Gli interpreti.

Pasolini e la Callas sul set del film.

La scelta degli attori non è casuale: l’autore sceglie appositamente come interprete principale la cantante lirica Maria Callas, non nuova a calarsi nei panni della sfortunata protagonista. Questa scelta ricade proprio su di lei poiché sono non poche le similitudini di vita tra la cantante, di origine greca, e Medea stessa: entrambe provengono da un mondo rurale e contadino, entrambe si ritrovano trapiantate nell’universo “cittadino” per ragioni diverse. Il ruolo di Giasone, protagonista maschile, viene assegnato all’atleta Giuseppe Gentile e degno di nota è il personaggio del Centauro Chirone, interpretato da Laurent Terzieff, precettore dell’eroe e guida spirituale. Sarà lui a intrattenere con Giasone a Corinto, un dialogo rivelatore, nel quale lo aiuterà a prendere coscienza sulla situazione della sposa straniera e a contribuire al suo allontanamento da lei.

Essere una Medea del XXI secolo: dal mito alla realtà.

In quante si sono ritrovate nelle caratteristiche di Medea? In effetti è possibile evidenziare una similitudine, all’apparenza anacronistica, tra la figura della protagonista nel mito e il ruolo della donna del secolo corrente. Medea, infatti, rappresenta ciò che tutte le donne aspirano ad essere: indipendenti, forti, coscienti e, soprattutto, persone in quanto tali. La storia di Medea corre in parallelo con il processo di indipendenza femminile, segnato da conquiste importanti come il diritto di voto, la partecipazione attiva alla vita politica e, in particolar modo, la scoperta di bastare a se stessa.

L’era della donna oggetto, succube dell’uomo e segregata nell’ambiente domestico, è ormai finita da tempo: al suo posto, grazie anche al contributo di pioniere del genere, c’è una donna che non ha più paura di confrontarsi con il mondo e di far ascoltare la sua voce. Le urla strazianti e il furore di Medea attraversano dimensioni e si uniscono a quelle delle altre; non solo la letteratura e il cinema spiegano e descrivono la nostra realtà, ma riescono a comunicarci come in un personaggio dalla voce così intensa e dalla personalità vigorosa, si possa ritrovare la storia di ogni donna che brama di rimanere fedele a sè stessa.

Che dire ancora, insomma? Grazie a un’accoppiata vincente, Medea rimane una pellicola che non smette di suscitare stupore per l’attualità tematica e offre, ogni volta, nuovi spunti di riflessione.

AS

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