Cinema

Dietro ponti e mele: il simbolismo di Pieces of a Woman.

[DISCLAIMER: questo articolo contiene spoiler su Pieces of a Woman]

Lo scorso sette gennaio, Netflix ha deciso di lanciare una scoccata assestata ad arte ai cuori più fragili. Pieces of a Woman è una storia cruda, sgorgata dalla penna di Kata Wéber e catturata dalla delicatissima regia di Kornél Mundruczó, in grado di mostrare la storia di Martha così com’è: una storia che di delicato ha veramente poco.

La trama:

Il film è scandito in date. Spiragli nella vita di una donna, Martha – una verissima Vanessa Kirby (la giovane Principessa Margaret in The Crown) – la quale aspetta un figlio dal suo compagno, Sean (Shia LaBeouf, intensissimo). Vediamo la madre e la sorella di lei, il luogo in cui lavorano, la loro quotidianità. I due si stanno preparando alla transizione verso una nuova vita insieme alla loro bambina, Yvette.

Marta (Vanessa Kirby) e Sean (Shia LaBeouf) durante il travaglio

Inizia il travaglio, sarà un parto in casa. Ad assistere la coppia durante questo processo così intimo – splendidamente reso da un’unica sequenza di 25 minuti – solo la levatrice: Eva.
Eva non è la persona che sarebbe dovuta essere presente al parto; tuttavia è lì, rassicurante, pronta.
La regia si scioglie nei volti degli attori, nei movimenti, nei suoni. Sale la sofferenza e a seguirla vi è la tensione: qualcosa non va. La bambina non sta tollerando bene il travaglio, deve uscire il più rapidamente possibile. Seguono spinte, dolore, spinte, paura ed eccola lì: bellissima. I sorrisi, i baci, il sollievo. Troppo fugaci.

Eva, preoccupata, si accorge che la neonata è cianotica

La vita della piccola Yvette scivola inesorabilmente via, appena uscita dal corpo di sua madre.
È solo dopo questo avvenimento, passata la prima mezz’ora di film, che compare su schermo nero il titolo dell’opera: Pieces of a Woman.
Quello che resta di Martha sono solo frammenti di una donna.

Negazione e Rabbia:

Questo lutto è l’origine del tutto. Da qui in poi, seppur difficile da credere, per Martha e Sean le cose andranno solo peggiorando. I due si allontanano. Vivono il lutto in due modi totalmente diversi: Sean ha bisogno di Martha e di riconoscere l’esistenza di quella figlia che ha perso. Ripiomba, dopo sei anni di sobrietà, nella spirale della dipendenza; Martha si chiude in se stessa.

Si isola da quel mondo che tratta la sua perdita con la leggerezza che si riserverebbe ad un furto d’auto, non alla morte di un figlio. Persino il suo corpo, pronto ad adempiere al sostentamento di chi ha generato, diviene un costante ricordo della morte di Yvette.

Contrattazione:

Il rapporto fra Martha e Sean si incrina sempre di più, si detestano. Lui la tradisce con la cugina di lei, l’avvocato che segue la causa nei confronti dell’ostetrica Eva; lei cerca una spensieratezza perduta – e forzata – passando le notti a ballare e flirtare con altri uomini. Eppure, alla fine, è l’ingombrante madre di Martha a dare il colpo finale al rapporto dei due. La donna, decisamente abbiente, offre a Sean dei soldi per sparire dalla vita della figlia e non tornare. Non tornerà.

Martha è ormai rimasta sola

Al culmine del suo isolamento, Martha inizia a piantare moltissimi semi di mela, accumulati nei mesi precedenti, in dischetti di cotone. Lo fa con una premura quasi materna, ma infruttuosa: i semi non germogliano.

Depressione:

Passano i mesi, il processo contro Eva è nel vivo ed è un caso mediatico. Martha è chiamata a testimoniare. Le domande della difesa le smuovono qualcosa dentro, la turbano: non ricorda nulla di sua figlia, non sa di che colore avesse gli occhi o i capelli. Ricorda solo il suo forte profumo di mela.
Uscita dal tribunale, come guidata da una forza che non riconosce, entra dal fotografo in cui Sean era probabilmente solito sviluppare le foto. Chiede se ce ne siano da parte a suo nome. Ci sono: sono le foto del parto.

Accettazione:

Martha vede la sua bambina ed il suo viso finalmente si scioglie in un pianto di catarsi. Torna in tribunale, chiede di parlare alla corte e pronuncia frasi di assoluzione per Eva.

Questa donna…non ha fatto del male intenzionalmente a mia figlia. Voleva far nascere una bambina sana quella sera. E io non credo che sia colpa tua. Non credo che sia colpa sua. E grazie.

Forse c’è una ragione per quello che è successo, ma in quest’aula non la troveremo. E se io venissi qui e chiedessi un risarcimento o magari dei soldi, allora sarebbe come dire che posso essere ricompensata. E non è vero. Non posso riportarla in vita. Nessuna somma o verdetto o sentenza adesso può riportarmi quello che…

Come poteri dare questo dolore a qualcun altro? Qualcuno che ha già sofferto? E io so che lei non lo vorrebbe, affatto. Non è il motivo per cui mia figlia è venuta a questo mondo, per il tempo che ha passato qui.

Martha trova finalmente la pace, accetta il suo dolore e su un ponte finalmente completato – che abbiamo visto in costruzione lungo l’intera durata del film – sparge le ceneri della sua bambina.
I semi di mela sono finalmente germogliati.

Il finale è la speranza di rinascita alla fine di un viaggio nel tormento. Siamo all’aperto e immersa nell’accecante luce estiva – in netto contrasto con la fotografia fredda e ingrigita che abbiamo visto finora – una bambina si arrampica su un rigoglioso albero di mele: è la figlia di Martha, Lucianna.

I simboli di Pieces of a Woman.
Il ponte:

Pieces of a Woman è una pellicola intrisa di simboli che ci parlano di vita, morte e rinascita, ad iniziare da quello che ci viene presentato sin dalla prima scena: il ponte. Sean, infatti, è un costruttore e, all’inizio del film, lo troviamo proprio intento a parlare con la sua squadra sul ponte che stanno costruendo. Questo diverrà l’elemento che vedremo comparire all’inizio di ogni sequenza temporale. Progressivamente, la sua costruzione sarà sempre più progredita, fino ad essere completo e divenire il luogo dal quale Martha spargerà le ceneri di Yvette, dimostrando di aver superato il lutto. Questa valenza simbolica è anche fortemente suggerita da un dialogo fra Sean e Suzanne, sua amante, riguardante un ponte cascato per un motivo incomprensibile: è evidente il rimando a quanto accaduto con la morte di sua figlia.

La mela:

Il secondo è un simbolo col quale Mundruczó e Wéber decidono di raccontare la maternità, ovvero la mela. Subito dopo la tragedia che la colpisce, vediamo Martha fra le corsie di un supermercato intenta ad esaminare delle mele, alla ricerca di quella più bella per poi annusarla; sono numerose le scene in cui la vediamo mangiarne – addirittura di marce – per poi conservarne i semi. Al culmine del suo isolamento, distaccata dal suo compagno e incompresa dalla sua famiglia, la donna decide di provare a far germogliare dei semi di mela; operazione che le riuscirà solamente dopo aver accettato il suo dolore.

Nonostante sia palese la ricorrenza delle mele all’intero dell’opera, è solo durante il processo ad Eva che scopriamo il motivo del legame di Martha con il frutto: il ricordo più vivido che ha di sua figlia è proprio il profumo di mela. Infine, nell’ultima scena, possiamo vedere Lucianna, figlia di Martha, intenta ad arrampicarsi su un melo; forse, chi lo sa, è nato proprio da quegli stessi semi.

I nomi:

Per finire, per cogliere le sfumature più significative di questa storia, vale la pena spulciare le etimologie dei nomi dei personaggi.

Martha è un nome di origine ebraica e significa proprio “signora” ma anche “dominatrice nelle avversità”.

Eva, il nome della levatrice, significa “che suscita la vita”; inoltre, sarebbe semplice e scontato soffermarsi sull’antichissimo legame che da sempre lega le Eva e le mele.

“Il Peccato originale” è un dipinto realizzato nel 1617 circa dal pittore Pieter Paul Rubens.

Sono, però, forse i nomi delle due figlie di Martha quelli ad essere più intrisi di significato. Yvette significa albero non di mele ma di tasso -. Avrebbe una derivazione celtica, popolo per il quale il tasso rappresentava l’immortalità; e così, l’albero di mele che ci accompagna nell’ultima inquadratura e fino ai titoli di coda, diviene una perfetta incarnazione ed emblema di quella figlia che dimora immortale fra le sue fronde.

Lucianna, infine, significa “nata nella luce” ed è proprio di un’abbagliante luce che sono intrisi gli istanti finali di Pieces of a Woman, una splendida pellicola su dolore, vita, morte e rinascita.

BV

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