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Che cos’è e di che cosa parla Jupiter’s Legacy?

Dopo la conclusione di Game of Thrones (HBO, 2011-2019) le big company della serializzazione televisiva hanno cercato in tutti i modi di costruire l’evento mediatico del domani.
Le varie major dell’intrattenimento – dalla HBO stessa fino alla Disney – si sono quindi spremute le meningi avviando vari progetti dal successo altalenante, al fine di individuare il prodotto simbolo del nuovo decennio.
Ovviamente Netflix non poteva astenersi dal partecipare a questo nuovo Klondike: è su questa scia che è nato il progetto di acquisizione di Millarworld, casa madre di Jupiter’s Legacy, poi finalizzata nel 2017. Jupiter’s Legacy è, in effetti, il primo adattamento del Millarworld per Netflix: cosa che, come avremo modo di vedere e capire durante la nostra passeggiata fumettistica, non costituisce una decisione né improvvisata né tantomeno casuale.

Millarworld - Wikipedia
Il logo di Millarworld.

Ma torniamo al Millarworld. Etichetta appartenente al fumettista scozzese Mark Millar (già famoso per alcuni suoi lavori come: The Ultimates, Marvel Comics, 2002; Superman: Red Son, DC Comics, 2003; Kick-Ass, Icon Comics, 2008), Millarworld è conosciuta sia per la spregiudicatezza delle proprietà intellettuali che per l’immediata commerciabilità, riproducibilità e riconoscibilità delle stesse. Infatti, i fumetti di Mark Millar rappresentano di per sé un embrione perfetto del proprio futuro adattamento su grande e piccolo schermo – di cui Kingsman (Vaughn, 2014) ne è un fulgido esempio – grazie alla speditezza dell’azione, al flusso del contenuto e al dinamismo degli avvenimenti.
Jupiter’s Legacy offre a sua volta una ricetta collaudata: il revisionismo supereroistico ed il conflitto intergenerazionale sono combinati e gentilmente adagiati su una riflessione riguardo la società contemporanea che Millar, da buon ex sindacalista, sa rendere frizzante e ficcante.

Tutti elementi che – sia chiaro – sono ormai ampiamente assorbiti dai fruitori, ma che l’autore britannico ha saputo rielaborare in una chiave comunque fresca e accattivante.

Revisionismi incrociati.

Il revisionismo della figura del supereroe è un concetto ormai sdoganato a livello fumettistico da diversi decenni e di cui sussistono molti esempi anche fuori dal suo medium originale.
La fine dell’età della spensieratezza per gli eroi in calzamaglia, in realtà, è riferibile a un momento immediatamente precedente il revisionismo vero e proprio: quella Bronze Age spesso dimenticata, ma in cui sono state edificate le fondamenta per i cicli di rottura e i cui confini tra epoche sfumano nella prima metà degli anni Ottanta. Basti pensare a “Lo Squadrone Supremo” (Gruenwald, DC Comics, 1985), Miracleman (Alan Moore, ed. Vari, 1982) di cui abbiamo già parlato in passato e una particolare run di Daredevil (Frank Miller, Marvel Comics, 1980) che al tempo stesso concludono un processo avviato in un periodo precedente, in cui tematiche sociali e intellettuali iniziavano a essere introdotte all’interno degli ambienti fittizi, guasconi e ovattati del fumetto, mentre ne iniziano uno nuovo: quello revisionista, appunto.

The 1980s American Economy
Una protesta di inizio anni Ottanta.

La parola “revisionismo” deriva da “revisione”, che a sua volta possiede etimologicamente radici latine: revisio, tornare a visitare. Gli autori vissuti nell’ultima fase della Guerra Fredda sentirono, infatti, il bisogno di tornare a visitare, letteralmente, il topos del supereroe e di introdurlo nella società di cui si ergeva a custode e guardiano. Il revisionismo è stato prima di tutto un’immensa operazione di contestualizzazione: i tizi in mutande smettevano di essere un gioco di fantasia e iniziavano a essere collocati in una realtà che mostrava segnali inquietanti di una fine vicina, se non prossima.

Il crescere delle disparità economiche e sociali all’interno degli Stati in seguito alla recessione economica del 1980-1983, capace di gettare nel degrado e nella disperazione interi segmenti sociali, l’intensificarsi di alcuni conflitti regionali (tra cui l’invasione dell’Afghanistan da parte dell’Unione Sovietica e l’esercitazione Able Archer 83 della NATO, che incupirono delle relazioni già non brillanti tra i blocchi) furono infatti ispirazione per alcuni Autori al fine di re-immaginare il ruolo del supereroe, il quale veniva pienamente introdotto nel mondo che lo circondava. Come un neonato che si accorge di poter muovere i primi passi, il supereroe prendeva coscienza dello stato delle cose e iniziava a domandarsi della necessità di scavalcare i Governi liberamente eletti, a trovarsi di fronte dilemmi etici che andavano oltre il precedente e caricaturale concetto di nemesi e a dipingere delle dinamiche interne ai supergruppi ben più complesse e conflittuali rispetto al passato.

Jupiter’s Legacy però è un fumetto del 2013, arriva alla fine di un discorso lungo oltre trent’anni e che in molti casi sembra aver esaurito la spinta emotiva diventando a sua volta tamarro e caricaturale nelle ultime interazioni tra la fine degli anni Novanta e i Duemila.
Tanto tamarro e caricaturale da condurre alcuni scrittori – Mark Waid su tutti – a riprendere dei concetti molto più vicini alla dimensione originale dei vari personaggi su cui si cimentano.

Utopian combatte con l’aiuto delle nuove leve in una serie di meravigliosi disegni di Frank Quitely.

In effetti, il mondo e i problemi contemporanei non sono certo quelli del 1980: i blocchi in uscita – al contrario di quelli in ingresso nei paesi più ricchi – non esistono più, la dicotomia libertà/sicurezza si è lentamente risolta a sfavore della prima e gran parte del mondo ha accettato dei profili di disparità sempre più accentuati. Sono stati introdotti dei cambiamenti capaci di impattare sul vivere comune, attraverso l’avvento della tecnologia digitale; cambiamenti che hanno contribuito a rafforzare la frattura trans-generazionale. I figli della società capitalistica e consumistica sono ridotti in una incomunicabilità verso chi li precede, incapace di realizzarne obiettivi e ambizioni, ma allo stesso tempo costretti a vivere in un mondo spesso non riconosciuto come a misura d’uomo. A dominare i rapporti c’è un solo filo rosso: quello del rancore.

Il revisionismo diviene dunque incrociato: mentre si intrecciano le vicende dei personaggi, Jupiter’s Legacy lavora anche a livello meta-narrativo. La nuova generazione di eroi, che ha ottenuto i poteri per diritto di nascita e non secondo una meccanica di “premio” ai migliori della Terra, diventa una metafora del super moderno e (post) revisionista: mentre i vecchi rimangono ancorati al mondo di prima, in cui si è guardiani di regole poste da altri (come nella Golden e Silver Age), i giovani vogliono inserirsi direttamente nei problemi del mondo, proponendo soluzioni per risolverli e non solo eseguendo dei dettami altrui. Soluzioni destinate a sfociare in costruzioni paranoiche e orwelliane.
Sembra, insomma, quasi di leggere due epoche del fumetto che si scontrano tra loro, abilmente dissimulate in una scazzottata tra pochi eletti.

Di generazioni, conflitti e commerciabilità.

La bravura di Mark Millar è proprio nel riuscire a restituire questa complessità all’interno di un fumetto che rimane d’azione e tutt’altro che verboso, attraverso delle scene rese graficamente al limite della follia dal tratto super-dettagliato e velatamente underground dell’immenso Frank Quitely.
Jupiter’s Legacy è una storia generazionale, di padri e di figli: allo stesso tempo, è mitologia.

La parola Jupiter non è casuale, ma rimanda direttamente all’epica greca e romana; in particolare, è il mito del parricidio ad essere costantemente messo al centro del dibattito. Il litigio tra dèi appartiene all’eredità olimpica: basti pensare a Zeus, che uccide Edipo e Crono; a Oreste, che assassina sua madre Clitennestra; a Telegono, inconsapevole omicida di Ulisse. Durante tutta l’opera di Mark Millar si rincorreranno spesso deja-vù e cliché – tra padri in cerca di redenzione e manipolatori – che si accoppiano a scelte d’impatto e improvvise, capaci di sorprendere il lettore sul destino di questo o di quel personaggio.

Dicevamo all’inizio della ricerca sfrenata di un erede di Game of Thrones. In effetti, un adattamento ben strutturato di Jupiter’s Legacy, capace di recepirne temi e nevrosi, potrebbe rappresentare una formula gradita al pubblico, paradossalmente non lontana dagli elementi che hanno reso popolare la serie di HBO ispirata dai lavori di George Martin. Sullo sfondo di una struttura derivativa e immediatamente individuabile dallo spettatore – lì il fantasy, qui i supereroi – si nasconde infatti un “gioco del trono” in salsa fumettistica, dove un conflitto familiare (e tra famiglie) determina le sorti del mondo. Allo stesso tempo, personaggi che sembrano intoccabili si riveleranno poi sacrificabili sull’altare della storia; altri, apparentemente secondari, acquisiranno centralità nel racconto. Gli stessi protagonisti subiranno evoluzioni e archi narrativi mutevoli, pur rientrando in dei canoni di immediata riconoscibilità verso questo o quell’archetipo.

Jupiter's Legacy' is Coming and the Hype Levels are on Utopian - Black Nerd  Problems
L’isola, simbolo del potere creato e non generato.

Ciò che affascina di Jupiter’s Legacy, e la rende un’opera particolare e d’impatto, è il grado di separazione che presenta, ad esempio, con The Boys (Ennis, Robertson, ed. Vari, 2007) o dal ciclo di Authority dello stesso Mark Millar. La presenza di elementi appartenenti a un contesto parentale rende le dinamiche dei gruppi di eroi ancora più stratificate, pur riprendendo – e in verità strutturandolo come un sottofondo – la panoramica su grandi temi della nostra epoca.

In effetti, Millar anticipa quasi la società dei lockdown, delle chiusure centralizzate e dei sistemi di controllo sociale, elaborando quindi una visione distopica e orrorifica del tempo che verrà. In particolare, da Authority viene recuperato il tema di una formazione di eroi capace di bypassare i sistemi democratici in virtù di un greater good totalmente deformato dalla curvatura ideologica di chi si convince di essere dalla parte del giusto, a tal punto da sfociare nella mera irrazionalità e nella semplice violenza. Eppure, a differenza del già citato The Boys – conosciuto ormai dagli spettatori non squisitamente lettori grazie alla famosa serie di Amazon – Jupiter’s Legacy non si crogiola mai a lungo in un certo tipo di manierismo; anzi recupera la funzione propositiva dell’eroe, chiudendo un cerchio di decostruzione e ricostruzione.

Jupiter’s Circle.

Per approfondire e allargare la costruzione del pantheon di Jupiter’s Legacy, Mark Millar – questa volta coadiuvato da un team variegato di disegnatori, David Gianfelice e Wilfredo Torres su tutti – ha realizzato anche un prequel di Jupiter’s Legacy, ambientato negli anni Sessanta e intitolato Jupiter’s Circle.

I colori più desaturati di Jupiter’s Legacy cedono il passo a toni pastello in Jupiter’s Circle.

Come ha correttamente rilevato Antonio Solinas nell’introduzione dell’edizione italiana, Jupiter’s Circle si distanzia notevolmente da Jupiter’s Legacy, sia dal punto di vista visivo che dei temi trattati, impostando l’intero volume come un Mad Men dei supereroi.
Al contrario della serie madre, infatti, vengono parzialmente messe da parte le questioni di ampio respiro – d’altronde si tratta di una rilettura della Silver Age fumettistica – per concentrarsi sulle qualità inter-relazionali al supergruppo. 

Utopian e Skyfox rappresentano due archetipi di supereroe.

La componente decostruzionista viene recuperata interamente dagli Autori che mostrano una realtà complessa all’interno della formazione, con eroi costretti a mascherare l’omosessualità, tradimenti, frizioni storiche e in cui i villain sono realizzati come semplice carta da parati, mentre al lettore risultano finalmente chiare alcune situazioni che hanno poi innescato gli eventi di Jupiter’s Legacy, sapientemente introdotte già in precedenza da Millar.

Allo stesso modo, la conclusione dell’opera di Millar mostra come le conseguenze delle dinamiche interne tendano a riverberarsi sul mondo intero, allacciandosi poi al discorso intimista/globalista tipico di Jupiter’s Legacy. Soprattutto attorno al personaggio di Skyfox, è possibile ricercare un processo di maturazione metaforicamente rappresentato dalla transizione verso gli anni Settanta, un periodo più complesso e – se vogliamo – di disillusione collettiva. Skyfox diventa, infatti, il diretto contraltare a Utopian e, soprattutto, a quel modo di concepire la posizione del supereroe nella società, evidenziando i semi che poi sarebbero germogliati nel conflitto di Jupiter’s Legacy. La posizione di Skyfox ricorda notevolmente quella di Steve Rogers, Capitan America, nel momento in cui veste i panni di Nomad per distaccarsi da una bandiera e un ideale incapace di rappresentare l’America moderna.

In fondo sono trascorsi solo una decina d’anni dalla sentenza Brown v. Board of Education, in cui la Corte Suprema a guida Warren aveva dichiarato incostituzionale la segregazione razziale nelle scuole. Il tempo di Jupiter’s Circle è un tempo complesso, caratterizzato da profondi stravolgimenti sul lato dei diritti civili e che sfocerà nella sentenza Roe v. Wade, in cui verrà riconosciuto il diritto all’aborto.
Un periodo in cui il supereroe non può essere indifferente.

AAS

Jupiter’s Legacy è edito in Italia da Panini, attualmente in due volumi in attesa della conclusione.
Jupiter’s Circle è edito in Italia da Panini, in volume unico.
L’adattamento di Jupiter’s Legacy di Netflix è presente in catalogo dal sette maggio, duemilaventuno.



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