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L’ambientazione fantasy nel corso del tempo

Che sia un racconto breve, un fantasy, uno storico, un thriller o un altro genere, un romanzo non ha solo bisogno di una buona trama e dei bei personaggi; questi due fattori non bastano. La creazione di un’ambientazione è una delle cose più complesse del mestiere dello scrittore, ma allo stesso tempo una delle parti più appassionanti. E ammettiamolo: le ambientazioni sono tra le cose che noi lettori amiamo di più.

Con l’ambientazione si può dare libero sfogo alla fantasia: si può creare un mondo – o in alcuni casi, un universo – partendo da zero, creando culture, religioni, razze. Ma non è tutto qui; e solo un’analisi che vada più nello specifico potrà fornirci le informazioni necessarie a decrittare le ambientazioni nel panorama fantasy.

Non solo luoghi: antropologia, teologia, zoologia e tanto altro

Quando si tratta di worldbuilding, non ci si può soffermare a descrivere un luogo, limitarsi a descrivere l’architettura di un edificio oppure i colori di un bosco incantato. L’ambientazione, in un romanzo, ci permette di addentrarci in un mondo del tutto nuovo, di esplorare nuovi ambienti, nuove culture, nuove forme di vita. Ci permette di rendere credibile qualcosa d’incredibile, e cioè di trovare realismo in qualcosa frutto della fantasia di un autore.

Geografia, flora e fauna, usi e costumi, storia, politica, religione, lingua, razze, magia: tutti elementi che ritroviamo in ambientazioni complesse, ricche, solide. Sono queste caratteristiche che rendono un buon romanzo un ottimo romanzo, spesso indimenticabile.

J. R. R. Tolkien, Robin Hobb e Brandon Sanderson: il classico, il moderno e il contemporaneo

Hobbiton, in Nuova Zelanda.

Quando Tolkien redigeva Il Signore degli Anelli (e tutte le opere che andranno poi a costruire la sua eredità autoriale), probabilmente non immaginava gli enormi cambiamenti che avrebbe influenzato negli anni a venire nel panorama della letteratura fantasy.

La storia di Arda comincia con l’avvenuta degli Ainur, “I Primi”, spiriti di natura divina. Da quel momento, il tempo comincia a essere misurato in ere. Lo stesso Tolkien spiegò che la storia di Arda, con il passare del tempo, convergesse con quella reale della Terra; il suo intento era quello di creare una mitologia inglese per dare risalto al suo paese, e per fornire un contesto per le lingue e le produzioni poetiche che stava ideando.

La Contea, Gran Burrone, Minas Tirith: luoghi impossibili da dimenticare

Il lavoro svolto dal Maestro del fantasy di certo è ormai conosciuto da una grande quantità di persone, anche solo per sentito dire. Grazie anche alle trasposizioni cinematografiche, probabilmente ambientazioni come la Contea – e i suoi piccoli e brontoloni Hobbit – rimarranno impossibili da dimenticare, come le piccole abitazioni con le porte ovali ormai diventate un simbolo. Gran Burrone con i suoi Elfi, i loro canti e i loro magnifici boschi, oppure Minas Tirith, la città fortezza, la capitale del Regno di Gondor, con i suoi umani non privi di difetti, ma detentori di grande coraggio e forza d’animo.
Il lascito di J. R. R. Tolkien per le generazioni future è vivo più che mai.

Va chiarito un punto. Il genere fantasy esisteva da ben prima della creazione del mondo di Arda, ma è di fatto impossibile negare che, dopo la sua creazione, non sia stato più lo stesso. Con il lavoro svolto da Tolkien vengono creati miti, culture e culti, intere ballate, nuove razze, il tutto per dare risalto a tematiche come il titanismo, il viaggio dell’eroe, amore e morte; ambientazioni e tematiche che permettono di mettere in risalto un vero e proprio studio sull’animo umano.

Robin Hobb e il Ciclo degli Antichi

Illustrazione di John Howe

Rimanendo sul tema dello studio dell’animo umano, possiamo prendere in esempio un’autrice di fama mondiale: Margaret Astrid Lindholm Ogden, meglio conosciuta come Robin Hobb. L’approccio di Robin Hobb al genere fantasy è insolito, in confronto al panorama degli anni Novanta. Con il Ciclo degli Antichi, l’autrice viene spesso paragonata al suo contemporaneo: George R. R. Martin.

Ma, mentre Martin si concentra sulla brutalità e sulla violenza del realismo, Robin Hobb si incentra sull’individuo, sull’esplorazione della psiche umana. Ambienta le proprie storie in un mondo del tutto simile al nostro medioevo, con sfumature di magia e richiami a civiltà del passato e creature mitologiche estinte, che sembrano destinate a fare ritorno.

In sedici libri – quattro trilogie e una tetralogia, tutte connesse tra di loro – Robin Hobb accompagna i suoi protagonisti in un mondo vasto e complesso: Il mondo degli Antichi.

L’ambientazione come cornice per la psicologia umana e la critica alla società

Nei Sei Ducati è possibile ascoltare gli echi di un medioevo concreto e riconoscibile, dove la magia affonda le proprie radici e permette all’autrice di esplorare tematiche come la critica all’antropocentrismo, gli stereotipi e l’identità di genere, la tolleranza e l’intolleranza del diverso.

Quest’ultima in particolare viene ripresa nella tetralogia delle Giungle della Pioggia, dove troviamo l’ambientazione più evocativa di tutto il ciclo: possiamo incontrare gli ultimi draghi esistenti, malformati e destinati a morire. Queste creature sono accompagnate da dei giovani ragazzi sfregiati da un male sconosciuto, mal visti dalla società e destinati a una morte lenta e dolorosa. Ci si imbatte in ruderi di città abbandonate che raccontano una storia ormai dimenticata; un tempo e in un luogo in cui draghi e umani vivevano in sintonia.

Robin Hobb crea un’ambientazione solida e sublime, portando il lettore a immaginare l’architettura delle città del Regno delle Montagne, gli odori della città portuale di Borgomago. Oppure gli usi e costumi delle diverse popolazioni, passando dall’austero ma elegante abbigliamento del Regno delle Montagne a quello sfarzoso e coloratissimo di Jamaillia.

Robin Hobb tesse magistralmente i fili di una trama complessa, con personaggi che devono percorrere sentieri di un futuro che sembra già predetto, andando a intrecciarsi per andare a formare un arazzo vasto e complesso.

Non mi interessa contrapporre “buoni e cattivi”, ma capire e descrivere realisticamente cosa sta dietro il comportamento dei miei personaggi.

Intervista a Robin Hobb di Guido Marongiu.

L’ambientazione creata dalla penna di Robin Hobb è un palcoscenico nel quale si esibiscono personaggi realistici e commoventi, dove si esplora con estrema chiarezza e profondità l’animo umano. Il Ciclo degli Antichi è un mondo dove non ci sono eroi: il bene e il male si fondono insieme per creare personaggi grigi che ci permettono di esplorare l’animo umano in tutte le sue infinite sfumature.

Brandon Sanderson e il Cosmoverso

Un talentuoso creatore di mondi è Brandon Sanderson. Illustrare il lavoro di questo autore è qualcosa di estremamente complesso. Non si è limitato alla creazione di un solo mondo, ma alla creazione di un intero universo: Il Cosmoverso.

Il Cosmoverso, che lega alcune delle mie storie, non è un multiverso, come quello creato da Michael Moorcock, che pure amo molto. Si tratta invece di una galassia nana in cui ci sono circa settecento milioni di stelle; i racconti del Cosmoverso (la serie dei Mistborn, Elantris, Il Conciliatore e le Cronache della Folgoluce) sono ambientati in pianeti di questa galassia e hanno una loro coerenza interna.

Intervista a Brandon Sanderson di Antonella Mecenero.

La storia che collega tutto il Cosmoverso riguarda un evento catastrofico, chiamato Frantumazione”. Quest’ultima è la frammentazione di un essere misterioso chiamato Adonalsium. Tale operazione fu causata da un gruppo di sedici persone che, per differenti motivi, crearono le condizioni per frammentare l’entità in un equivalente numero parti. Presero uno dei frammenti ciascuno e divennero divinità imperfette, con un pezzo della potenza originale dell’essere. Crearono nuovi mondi: ed è in questi i mondi che si svolgono le storie del Cosmoverso.

Illustrazione di Isaac Stewart contenuta in Arcanum Unbounded.
Un Universo che spaventa, ma che non è poi così difficile da comprendere

Brandon Sanderson è un ideatore geniale che sembra non porre alcun freno alla sua immensa fantasia. Colloca la maggior parte delle sue storie all’interno del Cosmoverso, rendendole però leggibili anche separatamente. Infatti, non è necessario fruire di tutte le sue opere per riuscire a comprendere appieno la trama e lo svolgersi degli eventi.

Approcciarsi ai suoi lavori seguendo un ordine ben preciso permette al lettore, però, di comprendere alcuni aspetti che altrimenti non si riuscirebbero a percepire. L’autore americano non si limita, infatti, ad ambientare le sue storie nello stesso Universo ma crea collegamenti tra di esse, rendendole comunque fruibili ai lettori meno interessati a questo genere di struttura.

I personaggi di Sanderson non sono di certo meno complessi di quelli ideati da Hobb e Tolkien: spesso portano con sé un bagaglio pesante, un passato pieno di dolore e perdita. L’opera più complessa – tra le tantissime da lui scritte – è sicuramente la Folgoluce: un Ciclo di dieci libri, ambientato principalmente nel mondo chiamato Roshar. Qui Brandon Sanderson crea una vera e propria enciclopedia, dando libero sfogo alla fantasia e creando culture, religioni, fauna e flora indimenticabili.

Tre autori diversi, ma con qualcosa in comune

Benché siano autori estremamente diversi sotto molti punti di vista, qualcosa li accomuna: il talento indiscusso nel creare Mondi affascinanti, vasti e soprattutto indimenticabili.

Le loro ambientazioni sono come cornici sfarzose, che racchiudono uno studio dell’animo umano, i loro difetti e la loro incessante corsa per la sopravvivenza.

Ovviamente, di opere con ambientazioni meravigliose e intricate ne abbiamo tante, soprattutto nel panorama fantasy; ma questi tre autori, probabilmente più di altri, sono riusciti a unire ambientazioni complesse e stratificate a personaggi dalla profonda psicologia. Tre grandi scrittori che, ognuno in un’epoca diversa, hanno permesso ai lettori di tutto il mondo di trovare dei luoghi in cui rifugiarsi, per dimenticare per un po’ i problemi del presente.
Permettendo di sognare mondi incantati e pieni di magia.

RF


NDR: l’immagine utilizzata come copertina è tratta da un bozzetto di Gebrüder Brückner per il Tannhäuser di Richard Wagner.

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