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Opere incompiute, ammiratori molesti e salute mentale: il tormento degli autori

Che siate lettori o scrittori, la domanda che oggi vogliamo porvi è questa: credete che gli scrittori abbiano dei doveri e degli obblighi nei confronti dei propri lettori? E viceversa: credete che i lettori ne abbiano nei confronti degli scrittori? Che cosa comporta per alcuni autori il peso di questo contratto non scritto? Gli scrittori sono obbligati a non lasciare le loro opere incompiute?

Il mondo della letteratura è sempre in costante evoluzione. Sembra esserci un genere che, costantemente, torna a far breccia e ad appassionare il mondo: il fantasy. Lo possiamo notare con il ritorno del genere con le due nuove serie TV del momento: Gli Anelli del Potere, che prende ispirazione dalle opere di Tolkien, e House of the Dragon, tratta da Fire and Blood, Fuoco e Sangue.

House of the Dragon (HBO) e The Rings of Power (Amazon Prime)

Nel panorama della letteratura fantastica, nomi come quelli di Tolkien e George R. R. Martin non passano di certo inosservati e no, non è un caso se citiamo proprio il caro Zio George. Insomma, che sia grazie all’ormai conclusa – ahinoi – serie del Trono di Spade o della recentissima uscita targata HBO, il nome di Martin ormai appare spesso e volentieri nelle discussioni degli appassionati di fantasy.

Ma c’è anche un altro motivo per il quale il suo nome spunta spesso fuori nelle discussioni online: le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco sembrano essere destinate a rimanere incompiute.

Ed è proprio da qui che partirà la nostra disamina, perché molti lettori vedono nell’assenza dei seguiti di A song of Ice and Fire una mancanza di rispetto nei propri confronti. Secondo alcuni, l’autore dovrebbe avere il dovere e l’obbligo di portare avanti la sua opera, costi quel che costi. Ma spesso, sono gli ammiratori il più grande problema di alcuni autori. Ne sono la dimostrazione personaggi pubblici come Partick Rothfuss e Scott Lynch: l’enorme fama li ha portati a conseguenze disastrose nella sfera privata.

Un contratto non scritto tra autori e lettori

Secondo Robert J. Tierney e Jill LaZansky, autori del saggio The Rights and Responsibilities of Readers and Writers: A Contractual Agreement, c’è un contratto che disciplina il ruolo degli scrittori durante la produzione della propria opera e dei lettori durante la comprensione della stessa. Supponendo quindi che nel corso di questo scambio ci sia un tentativo da ambo le parti di comunicazione e comprensione, è fattibile presumere che esista una scrittura privata implicita tra i due, che definisce il ruolo di ognuno nei confronti del testo.

Lo scambio tra autori e lettori è molto simile, in fondo, al principio che vincola il parlante e l’ascoltatore nel contesto di una discussione. L’autore, quindi, come il parlante, ha l’obbligo di essere chiaro, sincero, pertinente, risolutivo. In un contesto autoriale, quindi, possiamo osservare che uno scrittore ha, come obbligo principale, quello di rendere la propria opera comprensibile, priva di errori di forma. E quindi, l’obbligo di presentare un prodotto finito e presentato nel miglior modo possibile.

Quando la morte arriva prematura

Il mondo della letteratura contemporanea presenta tantissimi esempi di scrittori che purtroppo ci hanno lasciato prima di finire i loro cicli narrativi. Alcuni autori appartenenti al genere fantastico ne possono essere l’esempio: J. R. R. Tolkien, Frank Herbert, Robert Jordan, Douglas Adams e la lista potrebbe essere ancora molto lunga. Di seguito, vi racconteremo di come alcuni siano giunti a una soluzione per concludere le loro grandi serie.

Robert Jordan e La Ruota del Tempo

Jordan morì prematuramente nel 2007, a soli 59 anni, a causa di una malattia che lo tormentava da un anno e mezzo. Una volta diagnosticata la malattia, l’autore si adoperò per lasciare ai posteri pile di appunti, capitoli già scritti, registrazioni audio riguardanti la sua grande opera, La Ruota del Tempo, che rimase incompiuta. Harriet McDougal, moglie ed editor dell’autore, scelse di lasciare il timone della saga a Brandon Sanderson, permettendogli di concludere la serie e di scrivere i tre volumi mancanti.

Robert Jordan e la copertina de L’occhio del Mondo

Quello di Robert Jordan è, ovviamente, un caso più unico che raro, e altrettanto memorabile: Sanderson è stato probabilmente la scelta migliore e funzionale per La Ruota del Tempo. Ovviamente, non tutti gli autori hanno la possibilità di lasciare appunti e informazioni utili e, soprattutto, non tutti esprimono il desiderio di veder compiuta la propria opera per mano di altri.

Non deve essere stato affatto semplice per alcuni degli amanti di Robert Jordan leggere gli ultimi volumi sapendo che la penna non era la stessa. Altri, invece, hanno trovato in Sanderson il degno erede di Jordan: è anche questo che ha portato il giovane autore a essere, attualmente, uno degli scrittori contemporanei più prolifici e conosciuti degli ultimi dieci anni.

Frank Herbert e il Ciclo di Dune

Autore passato alla storia per il Ciclo di Dune, Frank Herbert morì per delle complicanze post chirurgiche nel 1987, all’età 65 anni, lasciando il sesto volume della serie con un cliffhanger. Di Dune – primo volume – abbiamo parlato in precedenza in questo articolo: Dune: l’opera da record di Frank Herbert.

Frank Herbert e la copertina dell’edizione speciale di Dune

Herbert è considerato unanimemente una figura importantissima per tutta la cultura fantascientifica. Però, in confronto a Robert Jordan, non ha potuto prepararsi alla propria dipartita. Ma allora, come sono arrivate fino a noi le opere postume di Herbert? Dopo la morte dell’autore, suo figlio Brian, in collaborazione con lo scrittore di fantascienza Kevin J. Anderson, produssero alcuni libri ambientati prima del ciclo – preludio a Dune e Le leggende di Dune – servendosi di appunti scoperti dopo dieci anni. Successivamente, produssero anche i seguiti conclusivi del Ciclo di Dune: I Cacciatori di Dune e i Vermi della Sabbia di Dune. In questo caso, non sono pochi i lettori rimasti delusi dall’operato di Anderson. Ma in fondo, di Frank Herbert può essercene solo uno.

Octavia E. Butler e La Parabola del Seminatore

Octavia E. Butler, invece, morì all’età di 58 anni a causa di un Ictus. Autrice di fantascienza di fama mondiale, più volte destinataria dei premi Nebula e Hugo, è passata alla storia per il suo enorme contributo alla letteratura fantastica, con la sua riconoscibilissima critica costante all’intolleranza.

De La Parabola del Seminatore abbiamo parlato nel nostro precedente articolo dedicato alla Climate-Fiction: mondi in rovina nella letteratura di genere, ed è proprio questa l’opera incompiuta della Butler.

Octavia E. Butler e la copertina de La parabola del seminatore

La serie, composta dal primo e dal secondo volume – Parable of The Talents – si sarebbe dovuta concludere con un terzo volume: Parable of the Trickster, ambientata in un pianeta distante. La depressione e il blocco dello scrittore portarono Octavia E. Butler ad abbandonare momentaneamente l’opera, che rimase incompiuta. A differenza dei due autori precedenti, non c’è mai stata la ripresa da parte di esterni per concludere l’opera.

Dalla maleducazione degli ammiratori ai problemi di salute mentale

A questo punto va fatta una piccola premessa.
I tre autori precedenti hanno dovuto abbandonare le loro opere per forze di causa maggiore. Ora vi vogliamo parlare di alcune opere che sono, a detta di molti, a rischio. Ma non solo: discuteremo anche dei problemi che derivano da una fama mondiale e dalle aspettative dei lettori: questi ultimi spesso diventano un vero e proprio incubo per la salute di alcuni autori.

George R. R. Martin e Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco
George R. R. Martin e la copertina de Il Trono di Spade

Il nome che sicuramente spicca maggiormente è quello di George R. R. Martin, ormai sulla bocca di tutti. La Danza dei Draghi, quinto libro di sette previsti, è uscito nel 2011. Da allora, delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, si è visto ben poco. I volumi finali – The Winds of Winter e A Dream of Spring – sono ancora in lavorazione.

Sono ormai tantissimi i lettori che, con rabbia, insistono nel dire che l’autore non solo ignora le proprie responsabilità, ma manca totalmente di rispetto nei loro confronti. C’è chi dice che Martin è un pessimo scrittore. C’è chi lo addita come un avaro che ormai ha abbastanza soldi da poter evitare di scrivere il finale della sua opera. Bisogna ammettere che alcune affermazioni che girano in rete sono pari alla calunnia e noi, sinceramente, non siamo d’accordo con nessuna delle affermazioni sopra riportate.

Essere uno scrittore non è semplice. Avere fama mondiale, con alle spalle un’enorme responsabilità e la stanchezza di tanti anni addosso, deve essere ancora più complicato. Certo, siamo dell’idea che forse Martin dovrebbe in qualche modo farsi aiutare, soprattutto visto che al quinto libro i nodi sono tantissimi e sicuramente non semplici da sbrogliare. L’opera di Martin è prettamente divergente, con tantissimi punti di vista e con tante sottotrame da gestire. Far divergere il tutto deve essere estremamente complicato e richiede sicuramente tanto lavoro.

I due finali delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco arriveranno mai? Forse sì, forse no. L’unica cosa che non dobbiamo mai dimenticare è che Martin, benché ormai persona di spicco e conosciuto in tutto il mondo, rimane una persona come tutte le altre e, come tale, bisogna portargli rispetto. E poi è anche una persona anziana: su, dai, per alcuni di noi potrebbe essere un nonno!

Patrick Rothfuss e Le Cronache dell’Assassino del Re

Un altro autore che ha avuto diversi problemi con alcuni dei propri lettori è Patrick Rothfuss, che con la sua prosa meravigliosa e le sue Cronache dell’Assassino del Re, ha conquistato milioni di lettori in tutto il mondo. Di quella che dovrebbe essere una trilogia – alcune voci parlano di un ipotetico quarto volume -disponiamo attualmente solo dei primi due: Il nome del Vento e la Paura del Saggio. Quest’ultimo è stato pubblicato nel 2011 e da allora, come Martin, le notizie sono state poche, ma le critiche tante.

Patrick Rothfuss e la copertina de Il Nome del Vento

L’autore è stato minacciato, perseguitato, criticato per aver fatto beneficenza e per aver perso tempo dietro a una serata di giochi piuttosto che dedicarsi alla stesura dell’opera, inasprendo inevitabilmente il rapporto dell’autore con il proprio pubblico. A un certo punto, ha deciso di non dare più alcun aggiornamento sull’avanzamento della stesura dell’opera, nemmeno al suo editore.

In una puntata del The Great Big Beautiful Podcast, Rothfuss ha espresso la sua opinione sul mito dell’autore e sul blocco dello scrittore.

La convinzione generale è che lo scrittore sia un canale al divino. Che la musa ci parli e che siamo ispirati. […] Voglio dire, è una bella storia, ma non credo sia salutare per le persone che consumano o producono l’arte accettare questa cosa in particolare.

Patrick Rothfuss

Ebbene, per Rothfuss lo scrittore non ha alcun collegamento divino, non esiste una musa che parla e ispiri l’autore a scrivere continuamente. Questa visione, questo “mito” che si crea attorno agli autori, per lui non è affatto sano. Continua, infatti, dicendo:

Per esempio, le persone parlano tutto il tempo del blocco dello scrittore, come se fosse reale. E semplicemente non lo è. La verità è che a volte è solo difficile scrivere. […] Tu scrivi con la tua testa. Puoi romperti una gamba e comunque scrivere. Ma se, diciamo, il tuo cane è morto, cazzo, quello è nella tua testa. Se la tua relazione è un casino. Se hai un disturbo comportamentale (che, statisticamente, sei volte su dieci è più probabile tu lo abbia se sei uno scrittore). Se hai la depressione sia diagnosticata sia non diagnosticata, o qualsiasi altra miriade di numerose difficoltà che possono davvero non far funzionare. Quello è nella tua testa.

Come potete vedere, la discussione si sposta in angoli molto delicati, ma non per questo meno reali: la salute mentale. Gli artisti lavorano con la mente e, quando quest’ultima non è in condizioni ottimali, diventa tutto molto più difficile. Rothfuss afferma anche che il blocco dello scrittore non esiste, perché secondo lui il blocco creativo deriva da un problema di salute mentale, momentaneo o costante che sia. L’autore è rinomato per la sua lotta e ha parlato spesso, in diverse interviste, della sua esperienza con la terapia e l’aiuto che essa gli ha dato nel corso della sua vita. Parla spesso della depressione e dei disturbi emotivi legati alla fama improvvisa e alla fortissima pressione per la produzione di contenuti.

Scott Lynch e la saga dei Bastardi Galantuomini
Scott Lynch e la copertina de Gli Inganni di Locke Lamora

Un caso più recente ma non meno complicato è quello di Scott Lynch, che i buoni amanti del fantasy conosceranno grazie alla sua saga dei Bastardi galantuomini. Gli inganni di Locke Lamora esce in America nel 2006, il suo seguito I pirati dell’oceano rosso l’anno seguente. La Repubblica dei ladri, il terzo, nel 2013 e, da allora, più nulla. La saga dei bastardi galantuomini dovrebbe contare, secondo il programma di Lynch, di sette volumi.

Ma purtroppo, anche per lui i problemi e le critiche non sono state poche, tant’è che nel 2018 scrisse su Twitter:

Questo è il motivo per cui la mia produzione è così intermittente, è frustrante. Non vivo il blocco dello scrittore, ma soffro di attacchi di panico in cui è come se avessi il petto stretto con del ferro, con la pressione sanguigna che aumenta vertiginosamente e che posso sentire sulla punta delle dita e nel cranio. Provo tutto questo quando cerco di mostrare il mio lavoro agli altri, o quando le persone entrano nell’essenziale bolla di spazio personale dietro la mia scrivania. Puoi immaginare che questo sia veramente una cazzo di cosa stupida da avere per uno scrittore professionista.

Dall’account Twitter di Scott Lynch.

Lynch, quindi, sconfortato dalle continue insistenze da parte dei suoi ammiratori, ha dovuto porre fine in qualche modo al disagio che si stava protraendo. Infine, l’unico modo che ha avuto per spiegare il perché di tanto ritardo è stato di ammettere al mondo i suoi problemi personali e mettere sul piatto pubblico la sua salute mentale. Tutto questo è sconcertante.

Ma quindi, gli obblighi degli scrittori?

Ora che vi abbiamo raccontato di diversi autori, delle loro opere e dei problemi derivati dalla fama per alcuni di loro, vogliamo riproporvi le stesse domande iniziali: credete che gli scrittori abbiano dei doveri e degli obblighi nei confronti dei propri lettori? E viceversa, credete che i lettori ne abbiano nei confronti degli scrittori?

Concludere l’opera una volta iniziata fa parte degli obblighi di un autore? O magari, più che obbligo, è un dovere morale/etico? Noi di Pop-Eye, da curiosi quali siamo, abbiamo avuto modo di chiedere l’opinione di alcuni piccoli autori italiani di nostra conoscenza e sembrano tutti concordi nel dire che sì, da scrittori, loro sentono di avere degli obblighi e dei doveri nei confronti del proprio pubblico. Concludere la propria opera fa parte di questi? Sì: secondo loro, disinteressarsi dei propri lettori è un gesto sconsiderato. Ma c’è da chiedersi: il pensiero di un piccolo autore differisce da quella di autori che, a livello di fama, ricoprono praticamente tutto il globo?

Un’altra domanda sorge spontanea, alla fine di questo articolo: è per colpa dei lettori che autori come Rothfuss e Lynch hanno problemi di salute mentale? Noi pensiamo che i due fattori siano collegati, ma non pensiamo che sia l’unico evento scatenante, non per tutti. In fondo chiunque, sotto stress costante e con magari l’incapacità di gestire le proprie emozioni, arriva a un crollo psicologico prima o poi.

Noi crediamo che l’unico obbligo morale che gli scrittori devono avere nei confronti dei lettori e viceversa sia solo uno: il rispetto reciproco. E se George R. R. Martin, Rothfuss o Lynch decidessero di non concludere la loro opera per un motivo o per l’altro, non crediamo che sia una mancanza di rispetto, perché in fondo dubitiamo che gli autori vogliano lasciare incompiute le loro opere.

I lettori non dovrebbero dimenticare, poi, che gli autori hanno una vita e che sviluppare, creare, comporre, non è una cosa semplice, soprattutto sotto enormi sforzi emotivi. Quindi, forse, l’unico modo che hanno i lettori per aiutare i loro autori preferiti a comporre i tanti agognati finali è: dar loro supporto morale e incoraggiamento; non insulti, minacce e rancore.

RF