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Piranesi di Susan Clarke: tra simbologia e classicismo

Piranesi di Susanna Clarke segna il ritorno dell’autrice dopo ben 16 anni dalla pubblicazione del suo primo romanzo, Jonathan Strange & Dottor Norrell, che le è valso numerosi premi tra cui l’Hugo Awards for Best Novel nel 2005.

Un ritorno atteso ma, forse, diverso da quanto ci si aspettava. Siamo ancora nell’ambito del fantastico ma la narrazione ricorda autori come Borges, Calvino e Lewis. Difatti Piranesi, portato in Italia da Fazi Editore per la collana Lainya, è una storia onirica, giocata su riferimenti classici e simbolismo.

Questo è ben chiaro sin dal titolo: il nome del protagonista è un chiara allusione a Giovanni Battista Piranesi, le cui opere ebbero una tale potenza visionaria da influenzare il romanticismo e il surrealismo. Egli creò una serie di 16 stampe chiamate Carceri d’Invenzione che mostrano enormi sotterranei a volta con scalinate e macchinari.

Giovanni Battista Piranesi “Carceri d’Invenzione”

Così è la Casa, questa onirica ambientazione delle meraviglie costruita dalla Clarke. Un labirinto in cui Piranesi vive e che diventa per lui e il lettore l’unica certezza.
Immensi saloni con statue e opere d’arte mastodontiche, il ritmo delle maree, le scalinate.
La Casa è un luogo solitario e allo stesso tempo avvolto da un estremo senso di familiarità, tutto scorre con naturalezza, in equilibrio e armonia universale che cullano il lettore e Piranesi in una cieca fiducia.

Entrambi si trovano a vagare tra le sale di questo Dedalo, tra incertezza e confusione. Non vi sono punti di riferimento, non vengono date informazioni. Come lettori possiamo solo fidarci del Narratore e seguire Piranesi nella sua storia.

Insieme a lui impariamo a conoscere la Casa, la flora e fauna, gli scheletri, i ritmi delle maree. Un’unione ancestrale con la natura, come dimostra l’attenzione del nostro protagonista al volo degli uccelli (riferimento all’ornitomanzia degli antichi greci) e specialmente alla presenza dell’Albatros, simbolo del legame tra uomo e natura.
Una vita di armonia solitaria raramente spezzata dagli incontri con L’Altro, ambigua figura che, senza volerlo, pianterà in lui il seme del dubbio.

La solitudine diventa quasi un peso necessario del suo vagare e prendere appunti per trovare il “filo di Arianna” che lo conduca alla verità.
Un labirintico vagare che ricorda infatti il mito greco di Teseo e il Minotauro, come mostra il chiaro riferimento delle nove statue di minotauri che segnano il Primo Salone.

piranesi di susanna clarke

L’allusione della Clarke è precisa, la Casa è un labirinto che simbolicamente rimanda alla natura contorta della mente. Perlustrarlo significa conoscere e comprendere se stessi e spesso è necessario perdersi per affrontare il mostro al suo interno.

Il minotauro diventa quindi un rappresentazione di sé, in cui la parte razionale incontra quella irrazionale. Il mostro infatti è la nostra parte oscura, violenta e affrontarlo significa andare in una zona inesplorata di sé per comprenderla.

Così come le maree che investono i Saloni della Casa, rimandano a uno stato di inquietudine e certezza, un’oscillazione dei desideri.
Un turbamento dovuto alla perdita di memoria di cui soffre Piranesi. Non sa perché si trova lì, non ricorda il suo nome, sa solo che il nomignolo gli è stato dato dall’Altro.
Incertezza e confusione, l’assenza totale di punti di riferimento, seppur addolciti dalla bellezza della Casa, restano sempre presenti in una sorta di melodia logorante.

Quella della perdita di memoria è un topos narrativo utilizzato largamente in molti media, e in questo caso è un modo per introdurre il tema dell’Escapismo.

Per Piranesi, il suo labirinto diventa un’Utopia necessaria, un contesto sicuro in cui rifugiarsi dalla violenza e dal caos trovando conforto nell’arte. Il suo spirito gentile, pacifico e la sua fede incrollabile nella Casa lo proteggono e allo stesso tempo alimentano questa malinconica utopia.

È evidente a tal proposito il riferimento al mito della Caverna di Platone.
Così come il personaggio dell’allegoria platonica si trova imprigionato in una caverna oscura con solo ombre come riflesso del mondo reale; così Piranesi non può lasciare la Casa, questo mondo fatto di statue e maree che rimandano a qualcosa che lui comprende solo in parte.

piranesi di susanna clarke
Mito della Caverna di Platone di Sanraedam

L’introduzione di questo tema è mostrata anche dalla figura ricorrente del Fauno, che oltre a simboleggiare l’amore per la natura e la vita semplice, è un chiaro riferimento a Le Cronache di Narnia e quindi all’attraversare una porta per trovarsi in un altro mondo.

La Casa è al tempo stesso prigione e porto sicuro. Un luogo intimo e raccolto in cui è necessario perdersi per ritrovarsi. Specialmente per riallacciare un legame con la parte più intima e nascosta del nostro io. Riaccendere quel senso di meraviglia e incanto che donano l’arte, i sogni, la bellezza ma che sono spesso fuggevoli e si perdono nella realtà quotidiana.

piranesi di susanna clarke
Fauno – Piranesi di Susanna Clarke

Piranesi di Susanna Clarke è un romanzo intimo e delicato, i cui toni onirici accompagnano il lettore che dovrà districarsi tra i riferimenti ai miti e alla simbologia. La lettura di queste 200 pagine sono un atto di fede, di fiducia verso l’autrice che guida il lettore in questo viaggio sognato e surreale verso la riscoperta del Bello e dell’Incanto.

CC

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