Scusate il ritardo
Scusate il ritardo


Scusate il ritardo, quindi. Quelli studiati una volta dicevano “manifestum est”, quelli ancora più studiati “res ipsa loquitur” – locuzione a me familiare che esprime l’evidenza nel linguaggio giuridico, il quale mi è, nonostante tutto, molto caro – ma il senso rimane lo stesso: in questo editoriale mi scuso per il ritardo. Va bene, l’incipit, sempre per restare nel latino e far capire che sono coltissimo, assomiglia un po’ alla famosa risposta di Mahmood sulla Tuta Gold (il brano parla di una tuta, che è “gold”), però non per questo va additato immediatamente come mera levata di scudi fine a se stessa.
Questo numero doveva uscire un anno e mezzo fa e non ha visto la luce prima a causa di una persona: me medesimo. In primis (sì, ancora) mi preme quindi porgere le più profonde scuse a chi ha speso del tempo per elaborare dei pezzi che sono usciti in una data assolutamente incompatibile con la scadenza prefissata (a proposito: a breve quest’ultima fa la comunione e siete tutti invitati), ma era il caso di rallentare, riflettere e ripartire. Tre termini che iniziano con la lettera “r” esattamente come ritardo, e forse sono tra loro cosmologicamente, ancor prima che (meta)testualmente, collegati.
Riflettere e ripartire, dicevo. Pur non avendo una forma diversa dal numero precedente, in realtà il contorno al nomen omen (sì, dovete impazzire) Incaglio Oligominerale è profondamente diverso rispetto a Non Capire e, di fatti, rappresenta la quarta incarnazione di POP-EYE. Se le prime tre, momento autoreferenziale, erano legate al progetto del blog che diventa sito di approfondimento che si trasforma in webzine non periodica di critica sui nuovi media, questa è un ripensamento totale dello schema. Che, adesso, comunica non solo attraverso il sito (03 non è l’ultimo numero), ma fa parte di un complesso ecosistema audiovisivo, imperniato attorno al nostro canale YouTube dove trovate FOGNA, il podcast di POP-EYE, insieme all’off-format SPURGO e, dulcis in fundo1, il nostro fiore all’occhiello, gli essai.
In un classico caso di eterogenesi del fine, termine che amo enormemente e che indica un’azione la quale, nelle intenzioni di chi l’ha condotta, avrebbe dovuto portare a uno scopo preciso, e invece si è dimostrata perfettamente aderente a un altro completamente diverso. L’incaglio è stato reale e non una semplice metafora, come doveva essere inizialmente, della cultura che ci permette di fuggire dal letto limaccioso di quel fiume color marrone che è poi la vita.
E dal blocco ci esci solo ribaltando il tavolo, facendo la rivoluzione (di nuovo la “r”).
Abbiamo deciso, come dico sempre, di unire il bassissimo all’altissimo: con il format chiacchierone e divertente, ma comunque pieno di spunti critici, in stile POP-EYE, convive la scrittura che funge anche da base per i video di critica, e c’è pure lo spazio per un contenuto intermedio, SPURGO appunto. La formula che abbiamo trovato ci piace, ci dà spazio per mostrarci come esseri um veri e propri mostri, ci appaga, ci riunisce.2
TUTTO QUESTO BEN DI DIO è intimamente collegato a un altro fattore: l’abbandono pressoché totale dei social. Sì, okay, abbiamo ancora un canale (LINK) e un gruppo (LINK ANCORA) su Telegram, siamo formalmente presenti su Instagram, ma abbiamo praticamente smesso di produrre contenuti ad hoc3. È stato un passaggio niente affatto cosciente ma, data una situazione di scarcity rawlsiana, è risultato abbastanza naturale tagliare tutto quello che non ci dava giovamento. E che, a dirla tutta, ormai producevamo unicamente per invogliare una moltitudine gommosa non meglio identificata ad andare sul contenuto vero, eccioè questo qui ma con uno sforzo superiore (che follia), che non avrebbe funzionato se non avessimo seguito le loro stesse regole (che follia x2) e magari pagando (che follia x3). POP-EYE, nella sua versione matura di Vidioteque4, sta qui. Se lo trovate, buon per voi: a noi non cambia proprio nulla. Alla fine scrivere, elaborare essai, registrare un podcast è quasi come fare figli.
Un atto, almeno un pochino, di egoismo.
Insomma, scusate per il ritardo.
Però, come avrete capito, mi è servito. Perché ho ritrovato il POP-EYE che stavo perdendo, e le meravigliose persone che lo rendono vivo. Perché ho smesso di sentirmi in una catena di montaggio ed è tornato a essere il mio rifugio dalla vita vera.
Davvero: scusate il ritardo.
Scusate il ritardo.
Scusate il ritardo.
Scusate… il… ritardo.
Perché lo ribadisco?
Beh, perché repetita iuvant.5
AAS
NOTE:
1 IM PAZ ZI RE: v. intr. [der. di pazzo] (io impazzisco, tu impazzisci, ecc.; aus. essere). – 1. Diventare pazzo, perdere l’uso della ragione.
2 Ancora la “r”. Entro la fine di questo pezzo devo assolutamente usare una citazione in latino che inizi con questa lettera.
3 AHAH.
4 L’avete capita? Video e idioteque. Videoidiozia. E cioè FOGNA più nonperiodico più gli essai. Una parola francese in onore di Vincenzo Vecchio.
5 Ce l’ho fatta, sono troppo forte. Ciao.
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