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Dr. Strange nel Multiverso che non dice la definizione di Follia

DISCLAIMER: tutto quello che segue spoilera in ordine sparso: Spider-Man: No Way Home, WandaVision, Devil May Cry 5, Ready Player One (il film), svariati dischi di Caparezza (esistono gli spoiler della musica?) e, ovviamente, Doctor Strange en el multiverso de la locura.
Ah, e molto probabilmente rovinerà per sempre il tuo rapporto con la cultura pop.

Ultimo avviso. Da qui in avanti ti si dice che Il Curioso Caso di Benjamin Button lo vedi al contrario ed è un film come un altro.

Vi era un tempo in cui quella della citazione era un’arte. Si citava con metodo, cercando di prendere il significato del materiale originale ed adattarlo ad un nuovo canone. Ad un certo punto semplicemente s’è smesso di farlo, e dell’arte della citazione è rimasto il significante privato di significato, che per definizione è insignificante. Difficile dire quando sia successo. C’è chi indica Ready Player One (il libro) come primo evangelizzatore. Altri risalgono fino a The Big Bang Theory. Di certo c’è solo che ad un certo punto della Storia dell’Intrattenimento abbiamo capito che il pubblico si era mediamente nutrito di abbastanza cultura da rendere credibili opere basate al 100% sul citazionismo.

Intendiamoci, è una cosa che si può fare tranquillamente per bene, in modo autoriale in un certo senso. Quel momento in No Way Home dove Spider-Garfield si getta nel vuoto e salvando MJ in un certo senso salva anche Gwen Stacy – salva anche sé stesso – è un uso d’autore della citazione. Va a richiamare un momento specifico con uno specifico significato, e lo usa per dare una chiusura al personaggio. Il Ragno di Garfield, nel suo universo, dopo Gwen è diventato violento. Ha perso la strada, ha ceduto al lato oscuro esattamente come stava per fare il Peter Parker dell’MCU. Da grandi poteri derivano grandi responsabilità, e questo è il perno attorno a cui gira No Way Home. Attorno a cui gira tutto Spider-Man, qualunque versione di Spider-Man sia mai stata significativa.

Anche Devil May Cry 5 fa la stessa cosa. È chiaro che riportare in vita Vergil andando a citare in modo pedissequo i fatti della Mallet Island del primo capitolo sia puro fanservice; ma è funzionale a quella che vuole essere la storia del quinto capitolo, una festa per tutti quelli in rotta con il franchise dopo la parentesi gaijin di Ninja Theory. Come lo è confermare finalmente on-screen la sua paternità nei confronti di Nero, come lo è il momento in cui Dante si auto-impila con la sua spada per ottenere un potere maggiore – è un rito di passaggio in tutti i Devil May Cry, meno il secondo. Che non a caso non esiste.

Ad un certo punto però s’è persa la bussola. Abbiamo iniziato a fare e rifare dire e ridire la stessa cosa sperando che bastasse a farla suonare diversamente. Accontentandoci del fatto che richiamasse un qualunque altro momento, per cui ecco che ogni volta che un qualunque tizio vestito da Captain America piglia le mazzate gli sceneggiatori si sentono in dovere di aggiungere allo script la frase “ho tutto il giorno libero”.

Fun Fact: nell’universo fittizio raccontato nell’MCU quella frase è diventata un musical. La citazione della citazione della citazione.

Fino ad un certo punto della nostra Sacra Linea Temporale eravamo dentro un brano di Caparezza. La cultura pop citava per raggiungere il Nirvana, non il loro leader. Difficile capire quando sia successo. Molto più facile capire quando ce ne si è accorti. Tra uno videogioco e l’altro di citato in Abiura di Me? Durante la proiezione di quell’epica scazzottata tra Gundam e Mecha Godzilla per cui hai speso 15€ di biglietto 3D? Oppure, banalmente, quando era troppo tardi e troppo palese. Quando Sam Raimi è penetrato nel Marvel Cinematic Universe e l’ha usato per realizzare un video curriculum stile Barney Stinson.

Dr. Strange nel Multiverso della Follia è tante cose. Qualcuno direbbe che è il primo film dell’MCU affidato ad un regista vero – dimenticando il contributo di Taika Waititi, e tutto sommato me lo rivendico. Per qualcun altro può essere la prova di come anche una EvilCorp come Disney possa lasciare spazio alle idee di un creativo. In un certo senso c’è del vero in entrambe le affermazioni. Piccolo problema: sarebbe stato meglio se non fosse stato così. Raimi nell’ultimo Dr. Strange ha messo dentro di tutto. Il germe della citazione è andato ben oltre l’inserire Bruce Campbell ad mentula canis o il citare visivamente La Casa. Pur di regalare allo spettatore momenti di terrore assolutamente non dovuti – né voluti – il Multiverso della Follia abusa della sospensione dell’incredulità finché il velo di Maya non si squarcia.

La scena dell’inseguimento nelle fogne trasmetterebbe anche ansia, non fosse che è ridicolo anche solo immaginare una Scarlet Witch che fu ferita ad una gamba decidere di trascinarsi zoppicando piuttosto che fluttuare in aria. Raimi non si è limitato ad omaggiare i suoi lavori più pop; no, ha inserito anche richiami a suoi momenti passati di puro nonsense. Si è trovato spazio per citare anche la morte ingloriosa del Goblin nel suo primo Spider-Man, l’opera che ha dato il la al cinefumetto che si vuol far prendere sul serio (spiace Batman, ma dopo la Bat-carta di credito hai perso qualunque diritto di nascita).

Ecco perché Superman lavora da solo. Si vergogna ad andare in giro con Giorgione Clooney.

Non solo: ad un certo punto Dr. Strange nel Multiverso della Follia inizia a saccheggiare selvaggiamente il nostro immaginario collettivo. A volte, pur di farlo, pur di dare il pretesto a Strange di apparire nelle vesti di Beetlejuice, lo script viene piegato al volore del regista dimenticando la sua coerenza. Non sarebbe nemmeno un problema in sé e per sé: quante volte in questi anni abbiamo visto la coerenza sacrificata sull’altare della forma perché era più importante poter girare quella scena, quello scontro finale? Solo che Dr. Strange nel Multiverso della Follia fa parte dell’MCU, per cui ha una responsabilità sia nei confronti di Coloro che Vennero Prima che verso film e serie successivi.

E diciamo che presentarsi in sala con l’idea di distruggere completamente lo sviluppo di Wanda Maximoff costruito nei sei episodi di WandaVision non è il migliore dei biglietti da visita. Anche perché per due ore e spicci il nome di Visione non viene fatto da nessuno quando sappiamo tutti benissimo che è tornato a piede libero e si era congedato dal pubblico promettendo di ritrovarsi con Wanda. La sensazione, il tarlo che rimane in testa, è che Raimi abbia preferito fare il suo numero piuttosto che mettersi a servizio della storia. Col risultato ultimo di realizzare qualcosa che per i suoi fan avrà pure gli stessi connotati del sesso orale, ma che semplicemente non sta in piedi.

Non basta fare e rifare la stessa cosa per aspettarsi un risultato diverso. A volte non basta nemmeno per ottenere lo stesso risultato, perché lo abbiamo già visto/letto/sentito e allora diventa automaticamente derivativo, un more of the same. A meno che non si riesca nel gioco di prestigio di spacciarlo per citazionismo. A quel punto poco male se torniamo significante senza significato e quindi insignificante. Tanto è un omaggio, no?

PI 1


1 Pietro Iacullo è uno degli uomini più odiati d’Italia. Su Pop-Eye si è espresso sobriamente su Dr. Strange nel Multiverso della Follia, ma lo trovate soprattutto su Gameromancer, I Love Vg e The Games Machine.

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