Cinema

Le iene, Carnage e Moon: oltre lo spazio, dentro la mente

Che il cinema debba molto al teatro, è indubbio. Sebbene se ne sia, negli anni, discostato fino ad affermarsi come mezzo indipendente e dal potenziale unico, quando torna a emularlo, piace. Il richiamo al palcoscenico, non solo in senso stretto ma anche in maniera più sottile, dà da subito allo spettatore l’impressione di star assistendo a un’opera scritta con particolare maestria; asciutta e chirurgica nella messa in scena, densa e profonda nella componente emotiva, in grado di rappresentare la complessità della narrazione e del conflitto senza bisogno di aggiunte sfarzose.

Uno dei modi più delicati in cui questa parentesi di contaminazioni mediali si esprime è rappresentata dalla scelta di ambientare i film in un unico spazio. Oggi parliamo, quindi, di tre film accomunati dallo svolgersi in un’unica location: Carnage, Moon e Le iene.

Che significa mentire? Il quadrato di veridizione

Nei tre film scelti come esempio, vi è sempre il tema della menzogna e dello svelamento, elemento che, in realtà, ricorre nelle storie che si snodano in unico ambiente. Questo è permesso da una scelta di rilievo che mette in primo piano i personaggi rispetto alla storia, il cambiamento di ruolo tematico sopra al progresso degli eventi.

La messa in scena dello svelamento può essere meglio compresa usando il quadrato della veridizione introdotto per la prima volta da Greimas nel contesto della semiotica generativa. Il quadrato è costruito sull’opposizione essere e sembrare e sui loro contraddittori, non-essere e non-sembrare.

Il quadrato di veridizione ideato da Greimas.

È possibile trovare dei punti di incontro fra questi termini, o meglio, un terreno comune, una relazione, che si incarna all’interno di uno specifico concetto: otterremo dunque i concetti di verità (essere, sembrare), menzogna (sembrare, non-essere), falsità (non-essere, non-sembrare) e segreto (non-sembrare, essere). Vedremo come, nei tre film trattati, il tema dello svelamento prenda accezioni sempre diverse.

[DISCLAIMER: seguono spoiler su Le iene, Carnage e Moon]

Le iene: rivelare la verità

Classe 1992, esordio di Quentin Tarantino, Le iene è un film con una trama semplice narrata, però, utilizzando il tipico stile non cronologico del regista americano, efficacissimo per la creazione di tensione crescente. Iniziamo la nostra piccola rassegna barando: Le iene non si svolge in un unico ambiente. Il film si apre all’interno di un bar e sono presenti vari flashback in luoghi diversi; la narrazione, però, si snoda all’interno di un unico spazio.

Le iene

A seguito di una rapina andata male, quattro rapinatori si ritrovano all’interno di un fabbricato abbandonato per capire cosa sia accaduto. Nella confusione dell’azione, Mr. White (Harvey Keitel) e Mr. Pink (Steve Buscemi) scoprono che due dei componenti della squadra, Mr. Brown (Quentin Tarantino) e Mr. Blue (Edward Bunker), sono morti durante il colpo. I poliziotti erano presenti sul posto già da prima del loro arrivo: una talpa si nasconde tra di loro.

Fra un gruppo di criminali, nessuno è esente dai sospetti. Mr. White, eroe della storia dalla morale poco convenzionale, Mr. Pink, personaggio dichiaratamente egoista (e poco incline a dare le mance), il sadico e imprevedibile Mr. Blonde (Michael Madsen) e il morente Mr. Orange (Tim Roth) si muovono sulle note dei successi degli anni ’70, dubitando l’uno dell’altro e facendo fare lo stesso anche agli spettatori.

Le iene si conclude con uno stallo alla messicana, lo svelamento dell’identità del traditore e una carneficina mossa un po’ dal fato e un po’ dalla morale – e dal sapore di tragedia shakespeariana – , che non risparmia nessuno.

Alla fine, è svelato, prima a noi spettatori e in seguito ai personaggi, l’identità del poliziotto sotto copertura. Il vero colpevole è Mr. Orange, di cui né Mr. White (di cui sposiamo il punto di vista), né il pubblico, sospetta. Dopo essersi preso una pallottola per la missione e aver creato un reale legame con Mr. White, Mr. Orange passa dal tenere un segreto (non-sembrare, essere), al rivelare la verità (essere, sembrare) all’uomo che gli è stato accanto negli ultimi momenti della sua vita.

Le iene – Mr. Orange e Mr. White

Scoperta la verità, però, le domande non terminano, anzi. A emergere nello spettatore è un senso di spaesamento: chi è, veramente, la persona più deprecabile fra quel gruppo di cadaveri?

Carnage: abbandonare la maschera

Carnage è un film di Roman Polański del 2011 ispirato all’opera teatrale Il dio del massacro di Yasmina Reza. Seguiamo il confronto fra due coppie di genitori di Brooklyn: Penelope e Michael Longstreet (Jodie Foster e John C. Reilly) e Nancy e Alan Cowan (Kate Winslet e Christoph Waltz). I quattro si trovano a casa Longstreet per discutere di una lite violenta avvenuta fra i loro figli: sarà questo il teatro della narrazione.

Carnage – Nancy

Il figlio dei Longstreet, infatti, è stato colpito da quello dei Cowan con un bastone e ha perso due incisivi. Ben presto i modi cortesi e impostati, tipici di chi vuole risolvere un problema in maniera civile, lasciano il posto al carattere più aggressivo, polemico e vile dei quattro individui. Le liti, che ormai non riguardano più i rispettivi figli ma i temi più disparati, non conoscono confini o schieramenti: fra coppie, fra coniugi o per genere, gli alterchi continuano all’insegna del volere del Dio del Massacro.

Penelope, il mio credo è il Dio del Massacro. Il dio che governa indiscusso dalla notte dei tempi.

Alan Cowan – Carnage

Questa volta, però, nessuna carneficina cala sui personaggi a concludere la storia. Ciò che accade è lo svelamento del lato più abietto e intimo di questi personaggi in cui riecheggia, ironicamente, la violenza semplice e risolutiva dei loro figli: il motivo per cui si sono incontrati.

In generale, i quattro protagonisti di Carnage passano dalla censura della facciata (sembrare, non-essere), al mostrare la loro vera essenza (essere, sembrare); l’unico che resta immutato nella sua rappresentazione è Alan.

Carnage – Michael e Alan

Il disinteresse dell’uomo per la situazione, mostrato sin da subito, fa presagire la sua morale discutibile, palesata nel corso della pellicola: Alan è l’avvocato incaricato di difendere un casa farmaceutica sotto accusa per aver prodotto un farmaco dai gravi effetti collaterali. L’uomo non si pone dubbi morali circa il suo operato nemmeno nel momento in cui scopre che quel farmaco è stato prescritto all’anziana madre di Michael. D’altronde, è lui a credere nel Dio del Massacro.

Moon: scoprirsi menzogne

Film del 2009 diretto da Duncan Jones, Moon è un thriller fantascientifico criminalmente sconosciuto e ambientato interamente sulla luna: per quanto non sia proprio il più esiguo degli spazi, il senso di solitudine che caratterizza il lungo isolamento del nostro protagonista, lo fa sembrare tale.

Moon – Sam

Seguiamo le ultime settimane di servizio di Sam Bell (Sam Rockwell), un astronauta mandato sulla luna tre anni prima per monitorare il funzionamento di estrattori di elio (trasportato, successivamente, sulla Terra e usato come fonte d’energia). Sam non ha modo di comunicare direttamente con la Terra ma solamente tramite messaggi registrati da sua moglie e sua figlia, la sua unica compagnia è l’intelligenza artificiale adibita alla gestione della base lunare, GERTY.

Di punto in bianco, Sam inizia ad accusare emicranie e ad avere allucinazioni che gli rendono complesso lavorare al punto da avere un incidente che lo lascia privo di conoscenza. Risvegliatosi all’interno della base, l’uomo esce e torna sul luogo dell’incidente solamente per trovare se stesso svenuto.

Confuso su cosa stia accadendo, il protagonista di Moon scopre, alla fine, di essere un clone: il vero Sam Bell vive sulla Terra con la figlia ormai quindicenne (nei videomessaggi che gli venivano mostrati, aveva solamente tre anni); sua moglie è ormai morta da tempo. In una stanza nascosta trovano altri cloni ibernati: GERTY rivela ai Sam che la loro “durata” è di tre anni, dopo di che vengono inceneriti all’interno di quella che credono essere la navetta per il loro rientro sulla Terra.

Moon – il clone giovane e il clone anziano.

Sam è ovviamente devastato dalla scoperta: gli viene rivelata una verità che era meglio ignorare. Moon è il film in cui il tema della menzogna è più rilevante: non solo vi è un segreto (non-sembrare, essere) ma questo riguarda l’identità stessa di Sam, il quale, in fin dei conti, è una menzogna (sembrare, non-essere) in quanto non realmente Sam. La liberazione, però, è ancora possibile: avviene solamente quando il nostro protagonista smette di essere uomo e assume il ruolo di clone, morendo a causa dell’obsolescenza programmata. È nell’accettazione della falsità (non-essere, non-sembrare) che trova uno scopo, gloria e risoluzione.

Quanto conta la verità?

In ognuno di questi film, al sacrificio dello spazio corrisponde la possibilità di poter dedicare terreno all’esplorazione dei personaggi fino a trarre una verità. Ma quanto è rilevante e positivo conoscerla? Viviamo nell’epoca della post-verità: a contare non è cosa sia vero ma cosa le persone reputino esserlo e quale sia il peso emotivo dietro a una menzogna. In nessuna di queste opere scoprire la verità porta a una piacevole risoluzione.

Per quanto riguarda Le iene, scoprire che Mr. Orange è un poliziotto per cui, normalmente, parteggeremmo, non lo salva da essere un traditore (nonché omicida); Mr. White, che sappiamo essere comunque una persona violenta e ben lontana dall’essere canonicamente moralmente retta, ha comunque una sua morale, contorta, sì, ma alla quale risponde.

Carnage è lo svelamento di qualcosa che è già conosciuto: il fatto che le persone abbiano un lato diverso da quello composto e sociale è cosa ben nota. Polanski, però, non punta a comunicare che Cowan e i Longstreet siano intrinsecamente bestiali, quanto più che gli esseri umani tutti siano prismi sfaccettati, in grado di riflettere la realtà che li circonda.

In Moon, infine, conoscere la verità significa comprendere chi non si è: la scoperta d(e)i Sam, non è una rivelazione positiva, tutt’altro. Tuttavia, il fatto che Sam non sia chi crede di essere (e, volendo, che non sia nemmeno un vero essere umano) non lo rende meno reale. Ironicamente, i due cloni si comportano in maniera molto differente e questo perché i tre anni spesi sulla luna hanno portato quello più vecchio a cambiare rendendolo una persona nuova, unica.

Siamo abituati a pensare alla verità come connotata di valenza positiva, componente rilevante del mondo e, soprattutto, netta, manichea. La realtà, però, raramente ha confini definiti, spesso è fatta di contraddizioni ed eccezioni: questi tre film ne sono un ottimo esempio.

BV

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Beatrice Vanacore
Studio il senso delle cose, ho un pappagallo, scrivo e ho una galoppante ipocondria.

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