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Magic Fish e la ricerca di un linguaggio comune

A volte, riuscire ad esprimere i propri sentimenti o i propri pensieri risulta essere difficile, se non impossibile. Un po’ perché utilizzare i simboli linguistici richiede una certa abilità per esprimere il proprio spettro emotivo e, alla fine, si perdono comunque le sfumature, introducendo, quindi, un errore di approssimazione (con buona pace dell’onnipotenza semantica); un po’ per paura della reazione dell’interlocutore, determinata anche dal suo background culturale, e per i propri tratti caratteriali.

E cosa succede quando, a questi disagi, si somma anche l’assenza di un linguaggio comune tra locutore e interlocutore? Quando anche il trascorso personale e culturale di due individui risulta essere completamente diverso? Trung Le Nguyen, conosciuto anche come Trungles, mette in scena proprio queste difficoltà, nella graphic novelMagic Fish: Le storie del pesce magico“, edito in Italia da tunué.

La prima tavola di Magic Fish. Il tratto pulito e l'uso sapiente delle diverse tonalità di colore, conferiscono a Magic Fish un aspetto delicatamente fiabesco.
Il tratto pulito e l’uso sapiente delle diverse tonalità di colore, conferiscono a Magic Fish un aspetto delicatamente fiabesco.

Tiến e Helen

In Magic Fish facciamo la conoscenza di Tiến, un bambino nato e cresciuto nel Midwest americano degli anni ’90, e di sua madre Helen, emigrata – insieme al marito – in America a causa dalla guerra in Vietnam. Madre e figlio sono molto affiatati e l’intera famiglia, tra le difficoltà economiche e le differenze culturali, rimane solida. Tiến, nonostante questo rapporto, non sa come fare coming out con i suoi familiari. Questo perché, mentre lui è nato e cresciuto in America e parla prevalentemente americano; Helen e suo marito, invece, utilizzano prevalentemente il vietnamita. Dunque, riuscire a trovare le parole giuste per comunicare una cosa così importante e delicata non è facile.

D’altro canto, Helen si sente se stessa annegando in un oceano ai cui estremi vi sono due spiagge. Una è suo figlio Tiến, nato in un paese che non parla la sua lingua e di cui conosce poco; l’altra è la sua famiglia vietnamita, così lontana geograficamente e così difficile da raggiungere a causa delle difficoltà economiche e burocratiche. In questo turbinio di emozioni, si trova in un costante stato di inadeguatezza, non sapendo come aiutare suo figlio ad aprirsi con lei, dato che non sa come rapportarsi agli altri. Così, come fatto innumerevoli volte da innumerevoli esseri umani, si sono ritrovati ad esprimersi attraverso un vernacolo alternativo: quello dei racconti e delle fiabe.

Non mancano momenti di intimità familiare.
Non mancano momenti di intimità familiare.

Le fiabe come linguaggio comune e mutevole

Trungles, infatti, fa uso di tre fiabe per far esprimere i protagonisti di Magic Fish. Le prime due, varianti dell’arcinota “Cenerentola”, servono a contrapporre l’esperienza e la cultura di Tiến a quelle di Helen. Infatti, per il ragazzo è stata utilizzata la variante tedesca, “Allerleirauch“, mentre per la madre quella vietnamita, chiamata “Tam Cam“. La terza fiaba, invece, è una rivisitazione de “La Sirenetta che rappresenta i problemi comunicativi di Helen (non solo quelli legati alla conoscenza della lingua) e le sue difficoltà da immigrata. Infatti, la Sirenetta che lascia il regno sottomarino per la terraferma, senza voce e disorientata, si adatta perfettamente al vissuto di molti immigrati.

L’autore non si è limitato a riproporre queste fiabe nella loro versione “originale”, bensì le ha scucite e ricucite intorno ai protagonisti del suo racconto; e ciò vale sia da un punto di vista narrativo che iconografico. Infatti, l’Allerleirauch narrata da Tiến è fortemente influenzata dalla cultura occidentale, in particolar modo ai giocattoli e ai cartoni animati in voga negli anni della sua infanzia mentre, al contrario, la fiaba ispirata a Tam Cam è adattata alla visione del Vietnam degli anni ’50. La stessa della zia di Helen, che diventa la narratrice di quel racconto: ed ecco perché, nelle tavole, ad ambientazione vietnamita, compaiono architetture e abiti influenzati dal colonialismo francese.

Infine la Sirenetta: essendo narrata da Helen stessa e rappresentativa del suo percorso, è influenzata dal suo immaginario. Infatti, il mondo sottomarino è modellato sulle ambientazioni tipiche dei film wuxia, diversamente da quello terrestre che ricalca la San Francisco degli anni Ottanta. Inoltre, muta il finale della storia, affinché suo figlio Tiến capisca che lei accetta il suo essere queer, a discapito della tradizione, della religione e dei dettami sociali. E Helen riesce a farlo grazie al linguaggio comune delle fiabe.

Questo mette in luce l’idea di Trungles che le fiabe non sono immutabili e legate ad una specifica narrazione. Hanno sì un origine, un punto di partenza: sono caratterizzate da una loro discendenza, che si adatta ai costumi di paesi ed epoche diverse. Soprattutto, possono e devono costruirsi in base alle necessità delle persone. Questa eredità, che attraversa le mappe e gli orologi, risulta confortante per un bambino come Tiến, che conosce così poco della cultura dei genitori. Infatti, nonostante i nomi diversi, la famiglia riesce a trovare sempre delle somiglianze nelle diverse vesti di una fiaba, come Cenerentola e Tam Cam, mettendo i luce i punti in comune, piuttosto che le differenze.

Il vestiario e l'architettura, in Magic Fish, sono fondamentali. Attraverso di essi, Trungles caratterizza le fiabe in accordo al personaggio che le narra.
Il vestiario e l’architettura, in Magic Fish, sono fondamentali. Attraverso di essi, Trungles caratterizza le fiabe in accordo al personaggio che le narra.

Oltre l’esodo e la stereotipizzazione dell’immigrazione

Come visto finora, i temi di Magic Fish sono molteplici e Trungles è riuscito a metterli in scena in modo delicato e intenso. Inoltre, porta sotto i riflettori problematiche degli immigrati che vanno oltre l’emarginazione e i drammi dell’esodo. Infatti, ciò che l’autore sembra non sopportare è proprio la stereotipizzazione delle storie degli immigrati che tendono a rimanere incastrati in tropi esasperati, rendendoli, dei semplici archetipi. Questo, oltre a creare una narrazione bidimensionale del fenomeno migratorio, porta a dimenticare anche quello che succede dopo l’esodo.
Quando, oltre ai disagi del proprio status di immigrato, si aggiungono anche quelli della vita quotidiana. Quando non tutti vivono felici e contenti. Quando l’assenza di un linguaggio comune rende difficile anche esprimersi con il proprio figlio.

E come non dimenticare la difficoltà di far visita ai propri cari, residenti in un altro Paese? Attualmente, per un immigrato negli Stati Uniti, l’iter da seguire per ottenere il passaporto risulta essere piuttosto lungo e costoso: prima di tutto bisogna ottenere la cittadinanza americana che, considerando una coppia di immigrati, dovrà essere ottenuta per naturalizzazione. In questo caso bisogna possedere la Green Card e imbarcarsi in un lungo percorso fatto di burocrazia, attese, test e costi. Alla fine della fiera, un immigrato può impiegare anche sette anni per diventare effettivamente un cittadino statunitense, ai quali si aggiungono i tempi di rilascio del passaporto. Inoltre, i costi di queste operazioni possono oltrepassare i duemilaottocento dollari. Una cifra importante, soprattutto per chi si ritrova ai margini della società. Tutto questo, senza considerare le spese per un eventuale viaggio verso un Paese d’oltreoceano, come il Vietnam.

La graphic novel Magic Fish: Le storie del pesce magico di Trung Le Nguyen risulta essere una ventata d’aria fresca poiché parla di adolescenza, orientamento sessuale, amicizia, famiglia e immigrazione in modo intimo e delicato. Facendolo, pone l’attenzione su ciò di cui solitamente non si discute, come le difficoltà per ottenere il passaporto, la distanza dalla propria famiglia di origine e l’importanza di un linguaggio comune che sia trasversale alla cultura. Tutto ciò permette al lettore di essere avvolto dal racconto, commosso dalle vicende e catturato dalle tavole caratterizzate da colori tenui e da un tratto pulito. Difatti, l’opera di Trungles è un fumetto imprescindibile per chi apprezza questo medium e le tematiche trattate.

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