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Topolino e le sue incredibili avventure

Nessuna introduzione può essere adatta a presentare Mickey Mouse o Topolino. Sarebbe come cercare di presentare a qualcuno Ulisse o Robin Hood. Personaggi immaginari così famosi e oramai immortali che si da per scontato che li si conosca. Certe storie e “immagini” sono vivide nella mente di chiunque, tanto sono radicate nella cultura popolare. Lo stesso vale per Topolino.

Nonostante sia relativamente recente, compiendo “appena” 90 anni nel 2018, il topo dalle brache rosse è attualmente uno dei personaggi di fantasia più conosciuti al mondo e, visti gli interessi economici sottostanti, probabilmente lo rimarrà per molto tempo.

Il Topolino moderno disegnato da Giorgio Cavazzano.

Il bello di un personaggio immaginario che vive così a lungo nel tempo è la sua inevitabile trasformazione in una specie di “maschera teatrale”. Col passare del tempo diversi artisti filtreranno la loro arte attraverso quel personaggio, plasmando opere nuove dando ogni volta una nuova forma al personaggio stesso. Sotto questo aspetto Topolino è uno dei più caleidoscopici. Nel corso del tempo, tra cinema, televisione e fumetti, il topo ha avuto innumerevoli vite, tante quante gli artisti che lo hanno usato per creare qualcosa.

Topolino e il vaporetto

Primi in assoluto sono ovviamente i suoi due creatori, Walt Disney e Ub Iwerks. Senza divagare sulle varie leggende che circondano l’evento, nel 1928 il duo creò il personaggio e la moglie di Disney, Lillian, lo chiamò Mickey. Gli venne subito affiancata una consorte, Minnie, e una nemesi, il gatto Pete (già inventato nel 1925). Usando questo cast vennero prodotti tre corti: Plane Crazy, The Gallopin Gaucho e l’ormai iconico Steamboat Willie.

Ub Iwerks e il primo Topolino

In questi film Topolino era un personaggio scapestrato, avventato, un po’ matto, divertito e divertente. Un combina guai che per risolvere qualcosa crea il doppio dei problemi, ma che non si preoccupa dei danni. Il design del topo rispecchiava queste caratteristiche e lo faceva apparire come una specie di ragazzino pestifero, ma simpatico. In pratica Topolino era carismatico, un personaggio che incentivava la visione, tanto quanto l’aspetto tecnico che impreziosiva i suoi corti. Iwerks disegnava con perizia e precisione ogni frame dell’opera (si dice che abbia raggiunto le 700 animazioni al giorno) e l’audio sincronizzato arricchiva il tutto con gag musicali che si affiancavano alle più classiche slapstick.

Topolino e i suoi amici

Nel prolifico periodo che seguì, Topolino si rese partecipe di innumerevoli corti animati insieme ad altri comprimari che man mano andarono a formare un cast ricorrente. I personaggi si muovevano in ambientazioni stravaganti e diverse di volta in volta, per creare una sequenza di azioni divertenti e folli. I film sapevano essere vari sia come genere che come tema. Erano inoltre abbastanza brevi da non stufare mai; al contrario, li si poteva godere in continuazione senza stancarsi. Una perfetta forma di intrattenimento veloce.

The Mad Doctor (1932), diretto da David Hand

Oltre ai tre corti già citati, tra i più interessanti troviamo The Fire Fighters (1930), un delirante tentativo di spegnere un incendio e salvare Minnie; The Whoope Party (1932), una festa casinista che nasconde una bolgia di animazioni impressionanti; The Haunted House (1929) e The Mad Doctor (1932), storie dai toni orrorifici e quasi macabri; Giantland (1933), una rivisitazione della favola del fagiolo magico.

Topolino eroe dei fumetti

Durante questo periodo di fuoco, Topolino approdò anche nel mondo dei fumetti e questo compito fu affidato Floyd Gottfredson. Quest’ultimo aveva carta bianca e riuscì a sfruttare al massimo il mezzo che aveva a disposizione per dare spazio al proprio talento. Anziché seguire gli stilemi dei corti animati, Gottfredson creò un ambientazione ed un contesto specifico in cui far vivere il topo e gli altri personaggi, la famosa Mousetown (Topolinia), e la popolò con nuovi personaggi che dessero credibilità alla città, come il commissario Adamo Basettoni (Seamus O’Hara).  E non si limitò a questo.

Coerentemente con un contesto più urbano e con il media del fumetto, Topolino venne modificato per essere meno spensierato e giocherellone. Venne caratterizzato in maniera più approfondita, mostrandolo come un astuto, coraggioso e dedito ad aiutare le forza dell’ordine contro la criminalità. Gottfredson spostò il tiro dal fantastico al crime, pur rimanendo nella commedia. Niente più sollazzi e incidenti fuori di testa, Topolino investigava per fermare contrabbandieri e rapitori. Proprio in quest’ottica gli vennero costruite delle nemesi ben più congeniali, come il diabolico Macchia Nera (Phantom Blot) o l’enigmatica Spia Poeta. Senza disdegnare personaggi più eccentrici come Eta Beta, l’uomo del futuro, facenti parte di storie più fantasiose.

Il Topolino investigatore di Floyd Gottfredson

Di fatto Gottfredson aveva creato un secondo Topolino, parallelo a quello cinematografico, più appassionante da seguire per una pubblicazione a cadenza regolare come quella dei fumetti, rispetto allo spensierato topo del cinema, più adatto ad una visione mordi e fuggi. Le due varianti erano congeniali al loro pubblico di riferimento. E mentre le strisce spopolavano, la produzione di corti continuava.

Topolino tuttofare

Con l’avvento dei colori, di una tecnica sempre più eccelsa e di nuovi creativi tra animatori, sceneggiatori e registi, il livello qualitativo e la fama di Topolino crebbero ancora di più.

Tra questi ci sono The Band Concert (1935), forse uno corto animati più belli mai creati, un folle concerto che riesce a svolgersi nonostante i mille imprevisti; Mickey’s Fire Brigade (1935), quasi un remake di The Fire Fighters, ma ancora più assurdo; Thru the Mirror (1936), viaggio irreale ispirato alle opere di Lewis Carroll; Clock Cleaners (1937) e Mickey’s Trailer (1938), due mitragliatrici di gag e situazioni strampalate, degni dei migliori Stanlio e Ollio; Lonesome Ghosts (1937), grottesca esplorazione di una casa infestata; Brave Little Taylor (1938) una reinterpretazione della favola del sarto ammazzasette.

The Band Concert (1935), diretto da Wilfred Jackson

Nonostante la qualità in ascesa, il pubblico cominciava ad abbandonare il povero Topolino. In parte per merito delle stupende storie di Gottfredson che rendevano il personaggio cinematografico meno interessante. In parte per l’enorme popolarità che Paperino (Donald Duck) stava avendo grazie anche ai corti che lo vedevano protagonista. Senza contare alcune polemiche che vedevano Topolino come un esempio negativo per i bambini, poiché troppo “birbante”.

Topolino e le scope animate

Per evitare che Topolino perdesse il favore del pubblico Disney produsse un corto monumentale: The Sorcerer’s Apprentice, L’Apprendista Stregone, del 1940. Un capolavoro assoluto che consegna alla storia una delle immagini più potenti con Topolino protagonista, che per l’occasione subì un re-design sia estetico che di personalità.

Se di base abbiamo comunque a che fare con un personaggio che combina guai, Topolino appare più bonaccione e anche un po’ ingenuo, più impacciato e meno scapestrato. Queste caratterizzazioni vengono messe più in risalto dalle espressioni facciali più impattanti, dovute anche alle modifiche del volto, in particolare agli occhi, e alla nuova colorazione che li risalta.

Fantasia – L’apprendista Stregone (1940), diretto da James Algar

Nonostante la riguadagnata notorietà, il Topolino cinematografico subì una forte battuta di arresto dal 1940 in poi. I suoi corti divennero sempre più rari, in favore di quelli su Paperino e Pippo (Goofy), più divertenti e ormai molto popolari. Le peculiarità di questi nuovi personaggi erano decisamente più prestanti ad un Topolino che ormai aveva dato praticamente tutto.

Incapaci di trovare qualcosa di nuovo per il topo, la qualità dei corti con lui protagonista scese a picco. Particolarmente orribili sono quelli degli anni ’50, dove al povero Topolino vennero aggiunti anche dei dentoni sporgenti a mo’ di roditore, fortunatamente mai più utilizzati. Così il Topolino cinematografico finì in cantina, al contrario di quello fumettistico.

Topolino suona il mandolino

Mentre Gottfredson proseguiva con le sue strisce a fumetti (che continuerà fino al 1975) e si omologava graficamente al nuovo design di Topolino, tramite un accordo tra la Mondadori e la Disney, le sue storie venivano tradotte e pubblicate in Italia su un giornale, poi divenuto libretto, chiamato Topolino.

Non ci volle troppo perché si rese necessario un aumento delle storie da proporre al pubblico italiano, poiché quelle proveniente dall’America erano insufficienti a coprire la domanda. Fu così che iniziò una produzione “in house” di storie con protagonisti Topolino e tutti gli altri famosi personaggi disneyani. Stava nascendo la cosiddetta “Scuola Disney Italiana” oggi prima al mondo per numero di storie Disney a fumetti prodotte (ed esportate).

Topolino (libretto) n. 1 (1949)

Le vicissitudini che portarono a questi avvenimenti sono fortemente intrecciati con il tessuto politico e sociale dell’epoca, si dice infatti che fu Mussolini stesso a volere Topolino sul suolo italiano. Il saggio italiano Eccetto Topolino discute proprio di questo e della connessione tra il fumetto e il regime fascista.

Topolino nella selva oscura

Primo autore e “fondatore” di questa “scuola italiana” fu Guido Martina, che consolidò alcune delle linee guida che ancora oggi si seguono nel fumetto disneyano, tra cui uno spiccato senso di educazione al linguaggio e alla letteratura. La sua opera più importante è infatti L’Inferno di Topolino (1949-50), una parodia dell’Inferno della Divina Commedia, scritta in versi e divisa in terzine, che scherza,  tra le altre cose, sul turbolento legame tra professore ed alunno a scuola. Proprio partendo dalle storie di Martina, una schiera di nuovi talenti si riversò su Topolino, usandolo come ponte per la propria creatività. Tra questi è doveroso citare Romano Scarpa.

L’Inferno di Topolino – Canto XIII (1949), disegni di Angelo Bioletto

Scarpa riprende a piene mani lo stile di Gottfredson, ma lo personalizza ed espande, inizialmente come disegnatore e poi come sceneggiatore. Il Topolino italiano è ereditato, ma diventa storia dopo storia più metodico e precisino. Comportamento però che lo rende ancora più idoneo alle storie misteriose a cui partecipa. Ha ormai abbandonato i suoi calzoni rossi per degli abiti più normali, più vicini al contesto urbano e crime. Scarpa inventa anche una pletora di nuovi personaggi da collocare nel mondo narrativo, così da avere nuove possibilità di scrittura.

Grazie a storie come Topolino e la Dimensione Delta (1959) e Topolino e la collana Chirikawa (1960), Scarpa dimostra di essere un artista dalle notevoli capacità, nonché pilastro fondamentale dello sviluppo del Topolino fumettistico. Successivamente proverà anche a portare il “suo” Topolino nell’animazione, purtroppo senza successo.

Topolino eroe di tutti i generi

Dagli anni ’70 in poi vari autori si aggiungono alla lista di talenti che scrive tramite Topolino. In questo periodo il topo viene ricollocato in ogni genere e tema possa venire in mente. Dall’avventura, al fantasy alla fantascienza, ma senza abbandonare lo storico investigativo. Ed in mano ad ogni autore Topolino prende sfumature diverse. Più bonario, più meticoloso, più coraggioso, più buffo o più paziente. Ciò che diventa quasi una costante è il suo essere sempre perfettino e precisino, soprattutto nei confronti del più sempliciotto Pippo.

Un esempio della varietà prodotta in quegli anni è La Trilogia della Spada di Ghiaccio (1982-84) di Massimo de Vita. Un fantasy-fantascientifico dove Topolino e Pippo vanno indietro nel tempo e aiutano un popolo sottomesso, ma non senza rompere la quarta parete più volte. Oppure il dissacrante Topokolossal (1997) di Silvia Ziche una parodia meta di Star Wars ambientata sul set mentre si cerca di girare il film, dove Topolino viene continuamente schernito per il suo essere troppo perfetto.

Topolino e la marea dei secoli (2011), disegni di Andrea “Casty” Castellan

E perché non citare le storie trash e no-sense, ormai cult, di Andrea Fanton dove niente sembra avere logica, ma nemmeno un inizio o una fine. Per dire, nella sua storia Topolino e il gioco made in Japan (1973) non c’è nessun riferimento al Giappone e ancora oggi non è chiaro perché si chiami così.

Topolino e la qualità instabile

Mentre i fumetti erano una fucina creativa, nell’animazione, invece, la situazione rimase immutata fino agli anni ’80 dove timidamente Topolino cercò di riemergere dal suo quasi “silenzio artistico” durato 30 anni. Nonostante tutto il personaggio era ancora molto famoso anche se per certi versi meno interessante agli occhi del mondo.

Nel 1983 viene prodotto Il Canto di Natale di Topolino rivisitazione della favola di Charles Dickens. Un bellissimo corto dove, però, il personaggio centrale è Paperone, più che Topolino. Nel 1988 compare nel film cult Chi ha incastrato Roger Rabbit, nel 1990 c’è il buonissimo corto Il Principe e il Povero, mentre nel 1995 arriva Runaway Brain (Topolino e il cervello in fuga), stupendo corto con una versione mostruosa e grottesca del topo, purtroppo ingiustamente ignorato.

Runaway Brain (1995), diretto da Chris Bailey

Nel 1999 viene prodotta una serie TV su Topolino, Mickey Mouse Works. Nonostante alcune gag e situazioni più che buone, purtroppo la serie aveva una qualità molto altalenante, sia di scrittura che tecnica, e non bastò a far brillare il topo come avrebbe dovuto. Dopo il divertentissimo Topolino, Paperino, Pippo: I tre moschettieri del 2004; nel 2006 arrivò per i più piccini Mickey Mouse Clubhouse (La casa di Topolino), che evito di commentare per decenza.

Topolino e le sperimentazioni

Se l’animazione ancora stentava nel far volare di nuovo il topo, nei fumetti non c’era sosta. La produzione di fumetti disneyani in quegli anni è quasi totalmente italiana e l’arrivo di Tito Faraci e Francesco Artibani tra le fila dei fumettisti che mettono mano a Topolino è determinante.

Le loro storie su Topolino riprendono l’ormai classica idea dell’investigatore contro il crimine, ma si fanno più intense, seriose, gialle e pregne di mistero. Apice massimo di questo aspetto è la sperimentale rivista Mickey Mouse Mystery Magazine (1999-2001) ambientata ad Anderville, una città nera, cupa e soffocata dalla criminalità. Qui Topolino si trasforma in un detective quasi negativo, in storie che spaziano tra il thriller e l’hard-boiled. Forse la fase più “oscura” che Topolino abbia mai avuto nella sua storia.

Mickey Mouse Mystery Magazine #1 – The Link (1999), disegni di Alessandro Perina

Anni dopo Andrea Castellan (in arte Casty) sperimentava una nuova tipologia di storie dedicate al topo. Riprendendo a piene mani da Scarpa e Gottfredson, ma al tempo stesso ritornando ad una narrazione più fantastica e aggiungendo suggestioni visive e spunti Asimoviani. Grazie anche ad un intreccio più elaborato e ad una lunghezza maggiore del solito, Casty riesce a dare una formula nuova e fresca alle storie di Topolino, nel frattempo smussato e reso meno “perfettino”, più accomodante coi nuovi lettori, ma comunque altruista e capace. Esempio lampante è Topolino e la marea dei secoli (2011) un viaggio fantastico in una realtà alternativa distopica, ricco di tavole evocative.

Topolino e il ritorno alle origini

Finalmente nel 2013 Topolino torna alla carica anche nell’ambito dell’animazione, grazie alla serie TV Mickey Mouse di Paul Rudish. Una opera micidiale che ha saputo rinnovare guardando al passato, riconsacrando la figura di Topolino anche in quest’ambito. Lo spirito della serie riprende a piene mani dai primi corti animati, quelli più pazzi, per portare tutto all’esasperazione fino a rendersi quasi la parodia di sé stesso, ma senza mai diventare puerile o ridicolo. Il ritmo serrato e costante, l’alternarsi di assurdo, no-sense, grottesco e slapstick, la dissacrazione/citazione di tutto ciò che concerne il mondo Disney (e non) sono ulteriori elementi di pregio che rendono la serie un vero e proprio capolavoro. Anche l’estetica è rinnovata, ricalcando quella degli anni ’30, pur rinnovando le proporzioni e stilizzandole ancora di più. Insieme alle animazioni frenetiche ed esagerate, sintetizzano un Topolino più folle e nevrotico, ma al contempo gentile e romantico.

Mickey Mouse- La coppia adorabile (2014), scritto e diretto da William Reiss

Con la serie di Paul Rudish, nuovo e vecchio si incontrano, sublimando la storia del Topolino animato in una opera moderna. Così come nella storia a fumetti di Casty Tutto questo accadrà ieri (2015) un paradosso fa incontrare il Topolino giovane, avventato e spaccone, e il Topolino più anziano, calmo e riflessivo.

Oggi come ieri, Topolino sa essere una perfetta “maschera” per gli artisti che vogliono utilizzarla. Parlare di Topolino, delle sue opere, delle sua fasi, significa parlare degli autori e creativi che hanno plasmato la loro volontà tramite questo personaggio, donandoci opere che viaggiano nel tempo. Immortali, come Topolino.

GT

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