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Dio di Illusioni e la nascita della Dark Academia

Se c’è una cosa che abbiamo imparato sui banchi di scuola è che libri, saggi e opere di vario genere riescono a unire elementi diversi, portando sulla scena qualcosa di innovativo tanto da dare spunto per la nascita di nuove correnti e generi letterari.

Quindi, non sorprende poi tanto che un libro del calibro di Dio di illusioni, divenuto un caso letterario sin dall’uscita, abbia dato il via a un genere che si è andato a rafforzare nel corso degli anni: parliamo della Dark Academia.

La morte è la madre della bellezza

Dio di illusioni, titolo originale The Secret History, è il romanzo d’esordio di Donna Tartt, pubblicato nel 1992.

La storia segue una linea piuttosto lineare, narrando a ritroso gli eventi che hanno portato all’omicidio che fa da incipit al romanzo.

La vicenda viene raccontata in prima persona dal protagonista Richard Papen, che fugge dalla noiosa vita in California con i suoi genitori per trasferirsi all’Hampden College. Richard riesce a unirsi all’elite di studenti classici seguiti dall’insegnante di greco antico Julian Morrow. Il gruppo ristretto comprende l’astuto Henry Winter, Francis Abernathy, i gemelli Camilla e Charles Macaulay e il fastidioso Bunny Corcoran.
Fortemente influenzati dal professore e dalla sua visione estetica, passano le loro giornate tra alcol e droga. Finché non si ritrovano a commettere un omicidio.

Dio di Ilusioni Donna Tartt
The Secret History di Donna Tartt

Lungo tutto il romanzo è facile riconoscere i due impulsi essenziali di cui parlava Nietzsche in Nascita della tragedia: apollineo e dionisiaco.
Lo spirito apollineo è l’ordine, l’armonia, mentre lo spirito dionisiaco è l’ebbrezza e l’esaltazione. Secondo il filosofo è proprio dalla loro unione che sarebbe nata la forza vitale della tragedia greca antica: l’accettazione della vita espressa nell’ebbrezza e nella passione creativa (elemento dionisiaco) e il tentativo di superare il caos con forme armoniche (elemento apollineo).
Sarebbe poi prevalso lo spirito apollineo, quindi l’incapacità di sostenere la tragicità della vita – tra dolori e insensatezze – tentando di rappresentarla in forma razionale.
La perdita dello spirito dionisiaco avrebbe portato così all’allontanamento dei valori vitali (come bellezza e potenza) e alla creazione di menzogne con cui gli uomini continuano a ingannarsi.

Il greco e gli studi classici costituiscono così un leitmotiv di Dio di Illusioni, specialmente la figura di Dioniso e i rituali a lui dedicati nell’Antica Grecia. I riti dionisiaci hanno da sempre esercitato fascino e mistero. Queste pratiche consistevano in un tentativo di comunione estatica con il dio. Un vero e proprio delirio mistico prodotto dall’ebbrezza e dal ritmo ossessivo della musica che culminava con la pratica dell’omofagia: lo smembramento di un animale per mangiarne le carni crude.

La perdita di ogni controllo, la suggestione, l’infrazione di ogni regola e il rifiuto di etica e morale. Accogliere il dio significava lasciarsi agli istinti più bassi per raggiungere la parte più selvaggia e animalesca dell’animo umano libero dalle catene della società.

Dio di illusioni donna tartt
William Adolphe Bouguereau – La Giovinezza di Bacco

Nel romanzo Donna Tartt immagina proprio questo, facendo inscenare agli amici di Richard questi riti con ovvie conseguenze nefaste. È questo determinato evento a mettere in moto la rovinosa discesa del gruppo. Terrore, apprensione, orrore corrono lungo tutto il romanzo mescolati tra loro e guidando l’immaginazione del lettore, che libera prende il sopravvento immaginando scenari quanto più spaventosi possibile.

Difatti Richard, pur essendo il narratore non è presente ai Baccanali degli amici, terminato in un sanguinoso e violento omicidio. Tutto avviene fuori dal suo campo visivo, gli giungono alle orecchie racconti di seconda mano i cui dettagli sanguinosi e raccapriccianti bastano a turbarlo.
Donna Tartt gioca così con l’horror psicologico fornendo al lettore quanto basta per far scatenare la sua immaginazione in un mix di fascino e repulsione.

La frase “La morte è la madre della bellezza” diventa quindi nucleo del romanzo: l’orrore incontra la bellezza, i due opposti si fondono in armonia, attraendo il lettore e affascinandolo morbosamente.

Tra gotico e tragedia greca

Donna Tartt costruisce il romanzo in modo sapiente. Attinge alla tragedia greca (facile vedere un filo conduttore con la tragedia di Euripide Le Baccanti), ma anche al genere gotico. Così da conferire un’aura di sospetto e tensione strisciante che costringe il lettore a chiedersi continuamente di chi si può fidare.

Conoscendo sin dal principio chi sono gli autori dell’omicidio e seguendo uno svolgimento lineare, gli aspetti che rendono davvero unico questo romanzo sono: l’ambientazione e i personaggi.
L’Hampden College riveste inizialmente un ruolo positivo. Un luogo idilliaco, fonte di conoscenza, rappresenta la scappatoia perfetta per l’annoiato e squattrinato Richard dalla sua mediocre vita borghese. Andando avanti con il racconto il college assume connotati angoscianti, divenendo fulcro di intrighi e secreti sanguinosi. Un luogo in cui Richard si sentirà sempre più fuori contesto, nella disperata ricerca di trovare il suo spazio in questo mondo.

Ma la caratterizzazione dei personaggi e dei loro legami (che più che l’amicizia/amore ricordano l’ossessione e la morbosità), rappresentano la reale chiave di volta. Donna Tartt mette li mette a nudo, li spezza e annienta per smascherarli. Per rimuovere quella patina di perfezione superficiale e mostrare il loro vero Io, il loro nucleo emotivo fatto di luce e ombre. Personaggi che proprio per il loro lato più tragico risultano affascinanti.

Caso emblematico è quello di Henry Winter. Difficile non restare affascinati da questo abile calcolatore, dalla sua freddezza e mancanza di scrupoli. Imprevedibile e privo di di emozioni tanto da rasentare la sociopatia, è un pericolo costante. Per lui i membri del gruppo sono pedine sacrificabili. Non perde mai il controllo della situazione, intenzionato a vincere la sua partita a tutti i costi.
Non manca un background tragico che contestualizza la sua crudeltà e spietatezza. Il tranello di Donna Tartt sta proprio in questo: i personaggi sono complessi e nonostante la loro crudeltà vengono compresi. La loro oscurità, il loro tentativo di scoprire gli abissi dell’animo umano fino a perdersi esercita un malia piuttosto allettante.

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I sei personaggi (Credits: Northern Caledonia)

Nascita della Dark Academia

Tutto è partito da Dio di Illusioni, un libro, ma è sui social che la Dark Academia nasce davvero.
Un’estetica che velocemente diviene una sottocultura nel 2015 con Tumblr per poi esplodere nel 2020, in piena pandemia, su Instagram e TikTok. Non a caso The Atlas Six di Olivie Blake ha trovato qui il successo. (Del fenomeno BookTok ne parliamo qui).

Un genere che affonda le sue radici, o comunque è stato influenzato, da correnti letterarie come il Romanticismo e il Decadentismo. Basti pensare a Oscar Wilde con Il ritratto di Dorian Gray.
L’estetica qui fa da colonna portante: colori cupi che vanno dal nero al verde bosco a cui si uniscono sprazzi di rosso sanguigno; giornate uggiose, alcove buie in contrasto con statue bianchissime a mostrare simbolicamente luci e ombre dell’animo umano.

A questa si uniscono altri elementi che vanno a dare i connotati tipici del genere: la forte passione per le arti classiche, il teatro, l’architettura gotica e soprattutto l’elitarismo di una cerchia ristretta. Un’estetica volta a giocare proprio con le sensazioni per evocare immagini che riescono a rendere perfettamente quella che è la forte e morbosa coesione dei personaggi che mostra.

dio di illusioni

Dalla scintilla di Dio di illusioni è nato un fior fiore di libri e film (basti pensare al famosissimo L’attimo fuggente del 1989). Una corrente fertile che continua ad interessare e a proporre ottimi titoli letterari tra cui emergono If we were villains di M. L. Rio (in italiano Non è colpa della luna) e Babel di R. F. Kuang di prossima uscita. O ancora La Nona Casa di Leigh Bardugo e Vita Nostra di Marina e Sergey Dyachenko che uniscono gli elementi Dark Academia ad altri horror e fantastici in un mix suggestivo.

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