Di animazione giapponese ce n'è davvero per tutti i gusti. Tantissime le categorie e pressoché infiniti i temi tra cui scegliere: un vero hot pot dai poteri magici e poliedrico come poche altre forme di intrattenimento.
Dal mese scorso ha fatto la sua esplosiva comparsa sul canale YouTube di Netflix un video per annunciare il cast di un progetto che era nell’aria da tempo. O meglio, un’idea che spuntava, ogni tanto, in qualche anfratto internettiano ma intrisa di quell’allure da fan edit.
È andata in onda qualche settimana fa sulla piattaforma streaming Netflix una serie tv che ha fatto parecchio parlare di sé: si tratta de La legge di Lidia Poët, articolata in sei episodi.
La produzione tutta italiana, realizzata in collaborazione con Netflix, è liberamente ispirata alla vita di Lidia Poët, la prima donna iscritta all'Ordine degli Avvocati italiani.
L’Asia ha un problema col bullismo? Ce l’abbiamo tutti nel mondo, questo è certo e anche molto avvilente. Sono sempre numerose le opere pubblicate ogni anno che trattano questo tema nella speranza – a volte anche con una comprensibile amara disillusione – che un giorno non ci sarà più bisogno di parlarne. Pensiamo, a tal proposito, ad alcune opere di successo uscite negli ultimi anni: la serie Tredici, il romanzo per ragazzi (e poi film) Wonder, e molti manga tra cui ricordiamo A Silent Voice, Oltre le Onde e My Capricorn Friend.
Il passaggio tra l’infanzia e l’età adulta, comunemente detto adolescenza, è un insieme di emozioni quanto più disparate.
Una vera e propria montagna russa di esaltazione, depressione, gioia e dolore che fa tremare anche i più coraggiosi.
Non è la prima volta che ci troviamo a parlare di serie TV comunemente definite “adolescenziali”, da Yellowjackets a Sex Education, questa tipologia ha alzato parecchio l’asticella negli ultimi anni.
Per pop si intende l'abbreviazione di popular, ovvero tutte quelle manifestazioni artistiche e mediatiche che hanno avuto una diffusione di massa dalla seconda metà del Novecento in poi e che hanno forgiato le generazioni successive.
Vi sarà capitato, nelle ultime settimane, di vedere contenuti su The White Lotus più o meno ovunque sul web. La serie antologica HBO, sceneggiata e diretta da Mike White, vede il nostro Bel Paese (e, in particolare, la terra sicula) a farle da sfondo per la sua seconda stagione.
Prima di diventare l’omonima Serie Tv prodotta da Netflix, Tutto chiede salvezza è stato un romanzo, scritto da Daniele Mencarelli, il quale ha partecipato anche al riadattamento per il pubblico televisivo.
La fortuna e il successo di pubblico che hanno le serie tv antologiche risiede nel loro essere fruibili anche in modo casuale, attraendo gli spettatori per il loro tema globale, senza ingabbiarlo in una narrazione cronologica.
Non è un segreto che, nel nostro Paese, al cibo venga data una valenza quasi sacrale. Siamo in grado di parlare di cosa mangeremo fra qualche ora tenendo una forchetta sospesa a mezz’aria, di iniziare faide con estranei oltreoceano per difendere la vera identità della carbonara, di piangere alla vista di una pizza con l’ananas sopra.
Quando ci si trova a dover parlare di un concetto scientifico come il maladaptive daydreaming per applicarlo al linguaggio artistico, può capitare di starsene a roteare le dita sulla tastiera prima di iniziare a scrivere la famosa prima lettera e, quando succede, la soluzione al problema è semplicemente affidarsi alla definizione. Giusto per mettere subito le cose in chiaro.